Poisonyoulove

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  1. Mika in Italian Press 2017

    I had time and thought I'd try to type it up. I didn't realize there would be so many letters with accents on them, I had to look up a list of the numbers! Il cuore delle cose "Le melodie sono spesso il frutto degli echi della mia anima, esprimono il mio temperamento libanese che attinge al Sud del mondo" Perché un cantante sceglie di fare anche la TV? Lo cerco di prendere le decisioni sui progetti ponendomi sempre la stessa domanda: "Perché lo sto facendo?", anzi se non mi chiedo niente significa che sto facendo qualcosa di troppo normale! Cerco di mettermi sempre in una situazione scomoda, imparando cosi qualcosa di nuovo, qualcosa che non avrei mai fatto normalmente, e questo è un aspetto molto importante per me. Per esempio, quando in Italia mi è stato offerto di fare X Factor io non parlavo neanche tre parole di italiano: potevo cantare le arie antiche di autori come Scarlatti e Donizetti ma non ero in grado di ordinare un caffè al bar... È la sfida insita in questa proposta che mi ha divertito e convinto ad accettare, nonostante avessi già rifiutato programmi analoghi in altri Paesi come la Francia. I talent sono importanti perché non ci sono tante opportunità per un artista di esprimersi oggi: è difficile trovare uno spazio adatto a coniugare la tua storia, la tua maniera di fare musica, con un presenza pubblica e popolare. Terminata l'esperienza con quel tipo di format, tra la preparazione di un album e l'altro, mi è stata data una grandissima possibilità; la Rai mi ha chiesto: "Se avessi il permesso di fare qualsiasi cosa, che programma faresti?", e io allora non ho risposto subito. Sono tornato a casa e il progretto Stasera Casa Mika è nato nella mia cucina a Roma. Ho pensato a quando ero piccolo e con le mie zie, in pigiama seduti sul letto, guardavamo gli special di Elvis, di Cher, oppure i film dei Beatles e dei Monkees che avevano degli impianti vicini al varietà... È questo stesso spirito che ho tentato di ricostruire con il mio programma. L'Italia è il Paese ideale per riallacciarsi a questa tradizione perché ha una sua cultura televisiva legata a questo genere: penso a degli show storici come Studio Uno, ai varietà di Mina, Celentano... La Rai ha veramente contibuito a realizzare la mitologia popolare degli italiani proprio attraverso questi show che sono stati strumentali e rappresentativi per questo percorso. Stasera Casa Mika, oltre a ricordare il meglio della telecisione italiana di varietà, ha anche una sua anima più contemporanea e con alcuni rimandi cinematografici; che ruolo assume nel programma lo storytelling, il fatto di raccontare ogni volta una nuova storia? Uno degli autori più importanti del programma è lo sceneggiatore e scrittore Ivan Cotroneo, una persona quindi che è abituata per mestiere a raccontare storie. L'uso dello storytelling all'interno del varietà è tutto: senza lo storytelling questo show non avrebbe cuore. All'interno di ogni puntata ci sono tanti pezzi diversi, personaggi vari, che identificano l'inizio di molteplici storie: sia nelle riprese in studio che in esterno si assiste sempre ad un racconto. L'obiettivo è quello di creare uno spazio per esprimersi, svelano i vari colori delle persone, dagli ospiti più conosciuti alla gente comune che si incontra quotidianamente per strada. Storie di gente normale che ha la possibilità, in modo creativo e divertente, di raccontarsi e di essere rappresentata in TV. In trasmissione, per esempio, io guido un taxi per le vie delle città: le persone, spesso non riconoscendomi, mi raccontano durante il tragitto la loro storia... Anche i personaggi famosi sono liberi di proporre delle cose, certi sketch, che normalmente non farebbero mai: in genere a casa - nella fattispecie la mia casa televisiva - si può essere liberi di essere se stessi: casa è sbagliarsi; casa è osare indossando, nel mio caso, vestiti originali e luccicanti perché sono una manifestazione dell'anima, senza pensare alle conseguenze. C'è stato qualche evento particolare nella sua vita che ha influenzato il suo modo di scrivere canzoni? Le parole ci danno la possibilità di esprimerci e quando non abbiamo le parole usiamo i gesti e i movimenti, nel mio caso accompagniati dalla musica. Mi viene in mente un film degli anni Sessanta, A piedi nudi nel parco. In questo film la moglie, Jane Fonda, sta criticando il marito dicendogli che è noioso e che al mondo esistono due tipi di persone: quelle che fanno oppure quelle che guardano e basta, come lui... E io mi sono sempre sentito come quell'uomo lì, come il marito interpretato da Robert Redford: uno che guarda... A scuola era come se fossi invisibile, anche perché la mia famiglia si è trasferita continuamente ed era difficile mettere radici: sono nato a Beirut, poi sono andato a Parigi e dopo a Londra, così ho cambiato più volte scuola e anche università. La mia frustrazione era enorme e dovevo, in qualche modo, esprimere le mie osservazioni più personali, così ho scelto di mettere tutti i miei sentimenti nelle canzoni. Mi sono reso conto che tramite le canzoni, anche utilizzando le più popolari, potevo rendere quello che dicevo potente e accessibile a tutti. La melodia conferiva potere al messaggio e una voce come la mia, spesso ignorata, finalmente veniva ascoltata. Non è un caso, dunque, se molti autori di musica pop sono stati dei bambini che avevano pochi amici a scuola... Le sue canzoni si ispirano, tra l'altro, a figure come Grace Kelly o Freddie Mercury... In che modo si riesce a scrivere una canzone o un programma televisivo attingendo ai più svariati riferimenti iconografici e culturali? Già il mio primo album conservava, per esempio, un interesse estetico verso i poster giapponesi: il mio stile è frutto di una ricerca personale e si focalizza su tutti quegli elementi che ci circondano o che ci hanno preceduto; lo stesso percorso è avvenuto per lo show televisivo e la regola è la medesima: bisogna cercare di interpolare i vari elementi e non copiare. Piuttosto l'obiettivo è quello di prendere un'idea, anche attingendo al passato, e continuarne il discorso nel presente. Perché l'ispirazione arrivi dobbiamo guardare indietro, alle cose che sono state fatte prima, per sapere così come andare avanti. Attualmente una delle mie fonti di ispirazione è sicuramente la città di Napoli che io trovo sia una sorgente di vita e di idee. Mi ricorda Beirut, la mia città d'origine: c'è lo stesso incontro tra mare e montagna, gli stessi contra sti cittadina... Forse per me è più facile trovare ispirazione a Napoli perché mi emoziono quando vedo questa città: mi fa pensare a tutto quello che non ho potuto vivere nel Paese dei miei genitori. Sia Napoli che Beirut sono presentate prevalentemente nell'immaginario collettivo nella loro versione terribile perché è più facile vendere alla gente questo tipo di immagini piuttosto che soffermarsi anche sulla bellezza di questi luoghi. Qualche anno fa è uscito un film diretto da Nadine Labaki, una giovane regista ed attrice libanese. Il film si intitola Caramel e descrive la vita di un gruppo di amiche che lavorano in un istituto di bellezza a Beirut. Caramel è stato il debutto cinematografico di Nadine Labaki e ha costituito una grandissima sfida, anche perché è stato girato in un clima piuttosto teso: le riprese di Caramel sono finite appena nove giorni prima che scoppiasse la guerra con Isreale, ma il film racconta con sensibilità ed ironia la vita di persone comini alle prese con i problemi di tutti i giorni. Ho trovato tutto questo molto romantico e vero, ecco perché anche a me un giorno piacerebbe fare una serie televisiva o girare un film con collaboratori che vivono a Beirut, proprio per riuscire a svelare un'altra versione della città. È una persona che ha viaggiato tanto e che ha vissuto in diversi Paesi; in che modo le varie culture che ha incontrato influiscono sul suo processo creativo? Tantissimo! Spesso se mi capita di avere una settimana libera volo, per esempio, a Miami solamente per chiudermi nel mio studio a scrivere. Certo, è un viaggio abbastanza lungo ma credo che sia fondamentale mantenere una vasta irradiazione geografica: lo scambio con altre culture mi ispira e trasforma anche il mio modo di comunicare. Non si tratta semplicemente di inserire una chitarra tradizionale araba in una canzone pop: le melodie sono spesso il frutto degli echi fella mia anima, esprimono il mio temperamento libanese che attinge al Sud del mondo.
  2. I really loved this song, and it kept getting stuck in my head, so I decided to look up the original version. It's from 1983, by a singer called Nada.
  3. #CasaMika 2 - 2017

    I got more emotional than I expected. The lyrics to Happy Ending and then waving goodbye and closing the door... just broke me. Something I missed about the first season was how they pretended the studio was his house. They mostly abandoned that this season, which made it feel different. But it's still a world I want to crawl inside and live in, I don't care. I think I'd have to see all the episodes with translations before I could accurately judge which season I liked better.
  4. Sorry. I wish there was a way to know when videos are locked to only certain countries. Maybe it's only available in the US because they know none of us have ever heard of Dalida?
  5. From Ibrahim Maalouf's youtube channel
  6. #CasaMika 2 - 2017

    I miss Paola, too. Her scenes were some of my favorites, I was just so amused by the awkward flirting and dancing. But, her scenes were all kind of variations on the same joke, so I totally understand why they wouldn't want to just do the same thing again.
  7. #CasaMika 2 - 2017

    Thank you for the explanation. I've struggled with depression most of my life, without much emotional support, so I look forward to these words. It's funny, he helps me so much without knowing, or meaning to.
  8. #CasaMika 2 - 2017

    Episode 1 made me so happy! Like a magical delirious dream! Why can't Mika pop out of a portal in my closet and take me away to live in his world? Of course, the show is his way of doing that I suppose. I just wish I could understand all the words! Can anyone explain Gregory? He reminded me of Where the Wild Things Are, and surely that was deliberate, but whatever that monologue was about seemed sad, or bittersweet at least.
  9. Yes! Thank you! And they also posted the other one
  10. He also has two fun Instagram Stories, which I don't know how to link to or save. (I hate that!!!) And he retweeted