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  1. Vanity Fair Italia N.44 – 03 November 2021 ☛ PDF file ( 11 pages / 751 KB ) Vanity Fair Italia N.44 – 03 Novembre 2021_xf2021.pdf P.1 P.26 COPERTINA Una musica può fare Ludovico Tersigni, 26 anni, Emma Marrone, 37, Mika, 38, Hell Raton, 31, e Manuel Agnelli, 55, fotografati da Nima Benati. Per Ludovico: camicia, canotta, pantaloni, cintura e stivaletti, Dolce&Gabbana. Per Emma: abito, gioielli e sandali, Gucci. Per Mika: completo in lana e top, Valentino. Sneakers, Louboutin. Per Hell: cappotto, pull, pantaloni e scarpe, Prada. Gioielli, Emanuele Bicocchi. Per Manuel: gilet, pantaloni e boots, Emporio Armani. Fashion editor Gaia Fraschini. COVER STORY X FACTOR Liberarsi dai ruoli e cambiare le regole: è il desiderio dei giudici e del nuovo conduttore di X Factor, che ora affrontano i Live P.30 P.31 P.32 INTERNAZIONALE Mika, 38 anni, cantautore di origine libanese, è noto per i suoi successi discografici e molto amato per la sua personalità poliedrica. Jeans in cotone con stampa paisley e bracciali di pelle Crown Me con borchie e pietre cabochon, Etro. P.33 «A SCUOLA CERCAVO DI ESSERE INVISIBILE. QUESTO MI HA SPINTO VERSO UNA scrittura molto espressiva, estroversa: TUTTI I COLORI SONO USCITI LÌ, CON LE MIE CANZONI SI È ESPRESSA LA VENDETTA EMOZIONALE DELLA MIA ADOLESCENZA» MIKA «AT SCHOOL I TRIED TO BE INVISIBLE. THIS PUSHED ME TOWARDS A very expressive, extroverted writing: ALL THE COLORS WERE OUT THERE, WITH MY SONGS THE EMOTIONAL REVENGE OF MY ADOLESCENCE IS EXPRESSED» MIKA P.35 P.34 P.36 P.38 P.40 Seguo X Factor dalla prima stagione: davanti allo schermo, mentre si susseguono provini ed esibizioni dal vivo riprende vita, come accadrà di certo a molti, una delle mie tante vocazioni smarrite nel gorgo del tempo. Dopo mille e più passioni intraprese e abbandonate sono finito a scrivere libri, e oggi ne sono felice, ma dai quattordici ai vent’anni ho studiato canto, chitarra e solfeggio in una piccola scuola in zona Barona, a Milano, scelta a caso dalle pagine gialle. Per anni ho fantasticato di fare il cantautore – declino al maschile, ed è imprecisione – scimmiottando allo specchio dell’anta dell’armadio, chitarra scordata a tracolla, le performance di Carmen Consoli, PJ Harvey e Cristina Donà. Forse non sono rimasto fedele a me stesso, o forse è solo che le vocazioni a volte si confondono, l’una scavalca l’altra, non sempre i sogni sono unici, assoluti, chiari già dal principio: incontrando il cast dell’edizione di X Factor di quest’anno – rinnovata dall’abolizione delle tradizionali categorie e dall’addio di Alessandro Cattelan, seguito dall’arrivo a sorpresa del volto di Skam Italia e Summertime, Ludovico Tersigni – decido di partire proprio da qui, dal primo manifestarsi delle passioni di ognuno e dalle vocazioni altre, segrete, dal circolo più o meno prevedibile con cui Emma Marrone, Mika, Manuel Agnelli, Hell Raton e il nuovo conduttore romano, classe 1995, sono diventati ciò che sono oggi. Emma, per il secondo anno di fila al tavolo dei giudici, mi racconta di aver praticato ginnastica artistica negli anni dell’infanzia leccese, ma il sogno di diventare ginnasta è durato poco: «A casa la musica era onnipresente: papà suonava la chitarra, i nostri viaggi in macchina erano pieni delle cassette delle grandi dive della musica italiana. Una volta succede che prendo una cassetta di Mina, me la porto di nascosto in camera e cantandoci sopra mi rendo conto di avere una voce diversa dagli altri bambini.Il timbro più scuro, imponente». Da piccola canta rigorosamente da sola, quando i suoi non ci sono, il padre un giorno la sente e la coinvolge nella sua band: «L’ho odiato, non amavo cantare davanti agli altri, gli applausi mi mettevano in soggezione. Sentivo però che la musica mi dava un potere, e infatti poi è diventata un tarlo: a undici anni ho deciso che avrei fatto questo nella vita». Nel periodo della gavetta nelle band pugliesi i soldi erano pochi: «Tiratissimi con la benzina, arrivavamo a Bari e non sapevamo se saremmo riusciti a tornare a Lecce. Facevamo questi viaggi della speranza a Torino, Milano, dormendo negli ostelli più economici. I miei musicisti, tutti uomini, prendevano una sola camera e io, per non spendere soldi in più, entravo dalla finestra e dormivo in mezzo a loro».Il ricordo la riporta negli studi di registrazione torinesi Dracma Records, oggi diventati un supermercato: «Da ragazzina mi trovavo in giro per i Murazzi, in quelle serate decisamente, come dire, alternative. Ho fatto un bel po’ di rock’n’roll vero, quello che non si può postare su Instagram». La svolta come tutti sanno arriva con la vittoria ad Amici nel 2010: «In realtà ogni giorno mi sveglio e so che le cose possono ancora cambiare, le regole del sistema mutano in continuazione, oggi la cosa difficile non è fare un buon disco ma reggere la pressione». Alla domanda su quale crede sia stata la qualità che le ha permesso di farcela, risponde dritta: «La voglia di riscatto. Resisto perché mi porto dentro un bisogno di rivalsa che non so neanche io da dove arriva, è come se dovessi sempre dare delle risposte a qualcuno. Ci sono sempre nemici, a volte sono immaginari, a volte reali. È un desiderio perenne di smentire qualcuno» Mika è arrivato alla musica per «una confluenza di cose diverse»: il fascino della melodia, che gli permetteva di esprimere cose troppo complesse per essere dette con le parole, e poi l’ossessione per il teatro: «Quando a otto, nove anni facevo spettacoli teatrali dicevo a mia madre che avevo le prove alle tre del pomeriggio quando in realtà erano alle cinque. Mi nascondevo in platea a guardare le prove degli altri. Per me quella era davvero casa, un’enorme scatola magica. Durante la gavetta poi ho fatto qualsiasi cosa: ero sfacciato, senza vergogna. Andavo all’ingresso delle etichette discografiche, a dieci, undici anni, con lo stereo a far sentire le mie demo, le segretarie imbarazzatissime non sapevano cosa fare: impietosite, non se la sentivano di chiamare la sicurezza.A quattordici anni poi ho scoperto che vicino a casa di mia nonna abitava il capo dell’etichetta di Diana Ross: una sera dava una festa in suo onore e io sono entrato arrampicandomi su un albero, mi sono ritrovato a cantare e suonare il piano per lei». Pieno di colore, esuberante e provocatorio a casa e sul palco, a scuola invece Mika in quegli anni cercava di essere invisibile: «Ero scisso, Dottor Jekyll e Mister Hyde. A scuola cercavo di dissolvermi per non essere picchiato, per evitare le lattine di Coca (piene) che mi tiravano in testa ogni giorno. Forse è anche questo desiderio di invisibilità che mi ha spinto verso una scrittura molto espressiva, estroversa: tutti i colori sono usciti lì, con le mie canzoni si è espressa la vendetta emozionale della mia adolescenza». Ludovico Tersigni, oltre a essere il nuovo cerimoniere del talent musicale di Sky, è uno dei volti di punta delle serie italiane Netflix. Anche lui però ha un rapporto intimo con la musica: «Ho suonato e suono ancora, scrivo testi e ho una band, ma questa è una parte che preferisco mantenere solo mia, non amo parlarne».Alla recitazione è arrivato per una serie di coincidenze e la sua ossessione è il dietro le quinte: «Quando guardavo i film amavo soprattutto la parte finale col backstage. Mi piaceva un sacco l’idea di battere il ciak, l’omino che lo fa per me è la cosa più bella di tutte. Quando ho iniziato col cinema è stato questo a muovermi, la curiosità di vedere com’era fatto un film: questa conoscenza ti toglie forse un po’ di magia, però allo stesso tempo ti rende un po’ un mago». Pensando alle scene più divertenti degli inizi della carriera, a Ludovico torna in mente un momento preciso delle riprese della seconda stagione di Skam: «Una scena notturna, in cui il mio personaggio e il suo gruppo di amici corrono dietro a un autobus. L’abbiamo girata non so quante volte. A un certo punto si mette a piovere, e il regista ci fa: “La giriamo lo stesso?”. Noi ci siamo guardati: “Certo zi’, chi se ne frega”. Mi è rimasta dentro l’immagine di questi quattro ragazzi di vent’anni felici di correre a notte fonda sotto la pioggia» Manuel Agnelli invece da bambino voleva fare l’archeologo: «Poi ho cambiato idea quando ho scoperto che non era così romantico: niente lavoro sul campo, finivi a fare il segretario. Non sono laureato, prima o poi, quando avrò tempo, vorrei iscrivermi a Storia antica, anche se ci sono materie di cui non so nulla, tipo il latino». Per tanto tempo ha praticato anche svariate arti marziali e sport da combattimento: diciassette anni di savate, ovvero boxe francese, poi il kung fu del Sud della Cina e da un paio di anni MMA e brazilian jiu-jitsu: «Però ho cinquantacinque anni, l’archeologo per la pensione ci sta di più». Durante gli anni della gavetta dice di «aver fatto cose che non si possono raccontare, più o meno legate ai cliché del rock. Adesso ho famiglia». Tra le cose riferibili menziona i primi viaggi con gli altri membri degli Afterhours a bordo di due Fiat Uno imballate di strumenti, i sedili spinti al massimo verso il volante. Le piccolissime utilitarie venivano lanciate come proiettili in autostrada: «Dormivamo in situazioni stravaganti, una volta abbiamo suonato in Puglia, a organizzare il concerto erano dei ragazzi che facevano contrabbando.Alla sera hanno sfondato la porta di una casa a calci per farci dormire. Ho dormito di fianco a un cumulo coperto, e uno dei tipi mi ha detto: “Tu dormi qua ma mi prometti che non guardi sotto questa coperta”. Ci ho pensato tutta la notte ma non ho avuto il coraggio di sbirciare». La svolta arriva a un festival a Milano nel 1997, l’estate subito prima dell’uscita del disco Hai paura del buio? Erano abituati a suonare per cinquanta, cento persone, quella sera se ne trovano davanti più di duemila: «Abbiamo raggiunto un riconoscimento che in Italia è sempre difficile. Noi abbiamo il problema dell’esterofilia, e si è perso il senso della sacralità dell’arte. Poi c’è ancora questo fatto che ci si vergogna nel definirsi artisti, questa roba dell’umiltà. Ma l’umiltà non ha a nulla a che fare con l’arte. Tutta l’arte è espressione dell’ego, ed è meravigliosa per questo. Se sei umile su un palco neanche ci sali» Hell Raton, all’anagrafe Manuel Zappadu, detto Manuelito, cresciuto tra l’Ecuador e la Sardegna, alla sua seconda edizione di X Factor, a proposito delle sue vocazioni dice: «La scissione per me è sempre stata tra la musica e il visivo. Avevo anche una terza passione: il volo. Ho fatto il liceo artistico ma volevo fare la scuola di aeronautica: ho sempre avuto il sogno di volare con gli aerei militari ma quando ho scoperto che avrei dovuto iniziare la vita militare a quattordici anni ho lasciato perdere». Come regalo per la comunione, a nove anni, quando è ancora in Sud America, chiede tre dischi: The Marshall Mathers LP di Eminem, Californication dei Red Hot Chili Peppers e un album dei Crazy Town: «Poi a undici anni, quando ci siamo trasferiti in Italia e mi sono reso conto delle difficoltà economiche della mia famiglia,ricordo di aver detto a mia sorella maggiore: diventerò un musicista come Eminem e sistemerò tutti». Per la musica Manuelito ha sacrificato l’originaria passione per il disegno, la grafica e la regia, anche se poi le cose che ha studiato gli sono tornate utili per Machete, il progetto discografico che ha creato con DJ Slite, Salmo ed Enigma. Della gavetta in Sardegna, tutta su e giù tra i baretti dei paesini,ricorda due date in particolare: «Quella in cui un nostro vecchio membro della crew,saltando sul palco,l’ha sfondato ed è rimasto incastrato a metà, e quella in cui mi sono buttato sul pubblico e mi hanno rubato le scarpe:ho dovuto dare come riscatto due magliette del merchandising». Se ce l’ha fatta, dice, è perché non ha mai accettato la parola «impossibile»: «Mi veniva ripetuta spesso in famiglia quando dicevo di voler fare il musicista.Io l’ho imparato dal cinema, che riesce a regalarti la magia col nulla: è tutta una questione di prospettiva» Quest’anno le squadre perdono i vincoli anagrafici e di genere, dicevamo: niente più under uomini, under donne, over e gruppi, ma scelta libera nella formazione delle scuderie. «L’abolizione delle categorie», precisa Tersigni, «non è solo un dettaglio del format: è un segnale per il mondo dello spettacolo tutto. Uscire dalle categorie significa tornare a un’umanità, a un senso di apertura. Spesso facciamo l’errore di dare o infilarci in una categoria e di dimenticarci che esistono tutte le altre, questa è una visione del mondo pigra». Sull’effetto positivo per la gara i giudici sono tutti d’accordo: «Era un vero spreco di talenti», dice Mika, «Ogni anno c’era un eccesso di artisti in una categoria e una carenza in un’altra. Questa novità permette agli artisti di essere più espressivi, ma li costringe anche a essere più svegli. Non sono più protetti dalla loro categoria, l’eccellenza emergerà meglio». Emma conferma e si infiamma: «È una salvezza: le categorie ti imponevano di lavorare unilateralmente. Quest’anno infatti lavorerò con un uomo, una donna e una band.Io sono undici anni che vado in tour, che cambio musicisti, ho condiviso il palco con strumentisti di fama internazionale: chi l’ha detto che non posso gestire una band? Basta, basta etichette. Questo è proprio il momento giusto perrimescolare le carte e per abbattere i pregiudizi» Quando chiedo quali marchi o etichette i nostri cinque ritengono di aver subito in prima persona nella vita o come artisti, parte Manuel Agnelli: «Con la musica ho fatto tante cose, che magari non sono finite sui giornali. Sui giornali finisce che sto a torso nudo e urlo al microfono, quello certo è un mio lato, il più appariscente, il rock tamarro. Di recente Carmen Consoli me l’ha detto: “Per anni ho pensato che fossi una specie di vichingo selvatico e invece sei un gentiluomo degli anni Trenta”. A X Factor ho avuto modo di far vedere anche il mio lato più riflessivo, pacato». Hell Raton invece ha odiato essere incasellato, fin da piccolo, per il suo aspetto fisico: «L’etichetta del “bambino bello” l’ho sempre detestata, è come se la bellezza avesse un vantaggio su tutto il resto. Ricordo una professoressa di matematica, che disse: “Con quella faccia e con la tua furbizia arriverai lontano”.Mi ha spronato a essere altro, a dimostrare che c’è di più oltre la “copertina”. Un’altra classificazione era poi quella che si ribaltava a seconda del Paese in cui mi trovavo: in Italia ero il sudamericano, in Sud America l’italiano. Non è stato facile, a partire dai compagni di classe. Spesso ho dovuto riiniziare da zero, e mi è servito: oggi ricominciare da capo non mi spaventa». Mika torna invece a quando muoveva i primi passi nello show business: «Le cose che sono state dette su di me da parte della stampa inglese e americana all’epoca venivano definite “giudizi” ma oggi possiamo dirlo: erano commenti omofobi. Ricordo una conversazione che ci fu tra un manager, che poi ho licenziato, e un promoter della radio: “Cosa facciamo con questo qua? Mezzo arabo, omosessuale, che canta pure nella tessitura da donna”. Adesso è possibile rispondere, il mondo è cambiato, dieci anni fa era molto più difficile, soprattutto se eri un artista giovane.Non sai le volte che avrei voluto urlare un enorme vaffanculo,ma ilsistema non ti forniva ancora il microfono per farlo.Tantissimi artisti hanno subito cose del genere,dinamiche che hanno finito per ridurne anche il potenziale artistico, espressivo. È un controsenso, e quella frustrazione non si dimentica». I nuovi spazi di rappresentazione e rivendicazione di diritti, legati a sesso, identità di genere, corpo e origini geografiche, oggi si scontrano con le reazioni di chi si oppone parlando di «regime del politicamente corretto». Su questo Mika offre un esempio recente: «Cinque giorni fa mi sono ritrovato a una cena, in Francia, con persone del mondo dell’arte, grandissimi attori e grandissimi politici. Parlavano dell’essere non binary come di una moda, discutevano della questione dei bagni dei locali pubblici e la svilivano totalmente. Ne parlavano come di una tendenza inutile, una strumentalizzazione. Non è così. Il genere è un territorio essenziale per esprimere sé stessi, e opporsi alle norme sociali che vorrebbero reprimere le differenze individuali è fondamentale. Certo, X Factor è solo uno show televisivo, chiaramente noi non cambiamo il mondo, ma l’abolizione delle categorie è qualcosa che si connette al tempo che stiamo vivendo. È un piccolo passo, ma rende il programma coerente col mondo di oggi: se non ti evolvi diventa un karaoke».A proposito di questioni di genere, Emma torna su un tema che nei mesi scorsi, in riferimento alla sua partecipazione all’Eurovision del 2014, le era costato alcune giornate di polemica: «L’ultima volta che ho parlato di sessismo i giornali mi hanno sputato tanta di quella melma che ora sarei tentata di glissare. Ma ribadisco il concetto: le donne, nella musica come in tantissimi altri campi, devono sempre dimostrare il doppio,sono spesso sottoposte a critiche troppe volte scollegate da ciò di cui si occupano e su cui potrebbero essere giudicate. E questo non è un fenomeno solo italiano, è una prassi tristemente diffusa in tutto il mondo e anche tragicamente estremizzata in alcuni Paesi. Al netto di questo, che è quello che penso, ho letto molte critiche rispetto al fatto che X Factor, attraverso le scelte dei miei colleghi che non hanno donne in squadra,ha dimostrato di essere sessista e questa è davvero una “semplificazione” errata. L’eliminazione delle categorie ci ha permesso di scegliere gli artisti senza distinzione di età o di genere, quindi Manuel e Manuelito hanno scelto in base alla loro visione di squadra, liberamente, senza condizionamenti». Continua Manuel Agnelli: «Viviamo un momento in cui ci sono spinte autoritarie, di ritorno a una visione unica, assolutista, quindi è bene rivendicare un certo tipo di apertura e libertà, anche se si rischia la retorica che può disinnescare la forza di certe battaglie. In tv devi usare un linguaggio semplice e questo può farti scadere nello slogan. Bisogna fare attenzione. Sul fatto che non si possa più dire niente, in qualche caso sono d’accordo, ma non sta succedendo in Italia. In Inghilterra e negli Usa in certi casi c’è davvero dell’assolutismo al contrario. Secondo me la sfida per i progressisti è quella di portare avanti un’idea senza la tentazione di imporla: è un gioco pericoloso, serve un bilanciamento difficile da raggiungere». Amici-nemici, rivali o compagni, il rapporto tra i quattro giudici per Emma è in sviluppo progressivo: «Rispetto all’anno scorso ci conosciamo di più. Certo, ognuno al tavolo porta sé stesso, e una strategia, io ho capito un po’ il gioco e mi lascerò scivolare addosso delle cose, arriverò più serena. Per esempio il mio amore per Mika è palese: avere di fianco una star internazionale per me è un onore. Si presenta con grande gentilezza e umiltà ma tutti noi al tavolo ci dovremmo inginocchiare di fronte a quello che ha fatto. Poi è il mio insegnante di inglese gratis: quando parliamo in inglese mi corregge, mi aiuta». Alla domanda su cosa smusserebbe degli altri giudici, rimane vaga: «In generale a quel tavolo bisogna tenere a bada l’ego, non siamo lì per noi. Dovremmo stare sempre seduti con la consapevolezza di essere lì per i ragazzi». Dal canto suo Mika dichiara di ammirare «la cultura musicale di Manuel, ha una biblioteca musicale in testa, così come la dedizione al lavoro di Hell Raton, che sta in studio a lavorare fino alle quattro del mattino ma si diverte come se giocasse a The Sims», Emma invece «è tutta pancia, mi piace la sua resilienza e mi fa davvero ridere», e proprio ridendo dice: «L’unico problema è che quando provo a criticare, anche in maniera costruttiva, i talenti di Manuel, lui mi romperebbe una bottiglia di vino in testa! Meno male che quando succede lo fa al massimo contro il muro del suo camerino».Agnelli ammette in effetti che proprio ieri con Mika hanno battibeccato un’ora intera: «Tutto in inglese, una scena surreale. In realtà con lui ho un bel rapporto. È una persona profonda, piena di sfumature. Ma ieri non ho voluto dargliela vinta. Noi quattro, dal punto di vista musicale, siamo quattro alieni. È difficile trovarci d’accordo, e a volte è complicato scindere la vita personale dal programma, se nascono conflitti. Ne ho parlato anche con Manuelito, con cui l’anno scorso ci sono stati vari momenti di tensione: lui è produttore, soprattutto, io soprattutto musicista, abbiamo due visioni diverse che sicuramente si scontreranno ancora. Quest’anno però vorremmo cercare di razionalizzare di più. In realtà stiamo uscendo molto tutti insieme, Emma si è impegnata parecchio su questo, ci porta a bere, a mangiare fuori, anche se lei stessa poi è la più fumantina, si incazza spesso e volentieri. Non è facile avere un discorso critico con lei senza che si arrabbi. Io sono permaloso, ma lei è una campionessa assoluta. Se succede poi è difficile rientrare nei ranghi: per ora siamo stati bravi, quando siamo lontani dal live non ci sono problemi». E il nuovo conduttore, prima di congedarmi per tornare alle serratissime prove in corso, conferma: «Tra di loro finora li ho visti tutti andare d’amore e d’accordo, ma secondo me ora che inizia la gara l’idillio avrà le ore contate». ° TEMPO DI LETTURA: 20 MINUTI Hanno collaborato Greta Tedeschi e Angelica Torelli. Stylist dei talent: Simone Furlan per Hell Raton, Paloma Penniman per Mika, Veronica Bergamini per Ludovico Tersigni e Francesca Risi per Manuel Agnelli. Per Emma: make-up Anna Maria Negri, hair Maurizio Morreale@Julianwatsonagency; manicure Elisa Grieco@ Etoile Management. Per Mika: hair Geraldine Fougerat using Cotril. Per gli altri: grooming Valentina Raimondi e Manuel Sunda. Sarta Luisa Medina. Set Design Chiara Guadagnini. Assistente Tommaso Rigo. Google translator Vanity Fair Italia N.44 – 03 Novembre 2021_xf2021.pdf
  2. Corriere della Sera Style - Maggio 2021 ☛ PDF file ( 10 pages / 694 KB ) Corriere della Sera Style - Maggio 2021_Mika_Beirut.pdf Page 1 MIKA Beirut non deve morire Page 14 54 Libano. «Che cosa ne fai dei tuoi figli?» di Mika - foto di Gianmarco Maraviglia Page 16 HANNO INOLTRE COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Marcello Arena, Silvano Belloni, Alberto Bernasconi, Pier Nicola Bruno, Giorgio Codazzi, Luciano Consolini, Enrico Maria Corno, Ornella D’Alessio, Marta D’Avenia, Enrico Dal Buono, Gianmarco Maraviglia, Andrea Marinelli, Chiara Meattelli, Mika, Cristina Piotti, Sara Porro, Carlos Solito, Diego Tamone, Toni Thorimbert Page 19 CONTRIBUTORS Mika Nel 2007 con Grace Kelly è diventato una pop star mondiale. Una notorietà che mette al servizio anche dell’impegno civile: l’esplosione a Beirut del 4 agosto 2020 l’ha spinto a concepire, produrre e realizzare I Love Beirut, un evento in streaming con il quale è riuscito a raccogliere un milione di euro per la Croce Rossa Libanese. Mika è stato anche insignito della Palma d’Argento dell’Ordine Nazionale Libanese al Merito. pag 54 Page 45 -- KEYWORD -- Coraggio MIKA «Libano, che cosa ne fai dei tuoi figli?». Un appello per Beirut Page 54, 55 IL J’ACCUSE DI MIKA «Libano, che cosa ne fai dei tuoi figli?» DI MIKA FOTO DI GIANMARCO MARAVIGLIA -- Dopo nove mesi dallo scoppio nel porto della capitale la pop star mondiale scrive per «Style» un vero atto di accusa contro la situazione politica del Paese in cui è nato. E lancia un appello ai libanesi e alla comunità internazionale: Beirut non deve morire e occorre impegnarsi insieme contro i predatori di questa terra straordinaria per trasformare l’attesa in una speranza -- Beirut, la vista del porto dopo l’eplosione del 4 agosto 2020 provocata dal deposito di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio. Il servizio fotografico è stato realizzato tra gennaio e febbraio 2021. Page 56 LIBANO che cosa ne fai dei tuoi figli? Una donna di spalle su una terrazza affacciata sul porto di Beirut. A testa bassa, distoglie lo sguardo dalle rovine che vede all’orizzonte. Dopo nove mesi dalla micidiale esplosione che ha seminato caos e desolazione nella mia città natale, questa foto di Gianmarco Maraviglia si comporta come un’allegoria del Libano. Questa donna distoglie lo sguardo per non vergognarsi. Come tanti altri, come a volte anch’io sono tentato di fare. Provo vergogna per questo Stato che porta alla rovina un paradiso, vergogna per i suoi capi. Provo vergogna in nome di queste donne, di questi bambini, di questi vecchi, di questi profughi traditi e abbandonati. All’indomani del 4 agosto 2020, il premier dimissionario (Hassan Diab, ndr) ha detto forte e chiaro: «I responsabili saranno tenuti a rendere conto». Invece, nove mesi dopo è lui che continua a gestire ancora gli affari quotidiani mentre il giudice istruttore incaricato delle indagini è stato rimosso. Questa parodia della giustizia è come una seconda esplosione, una seconda morte per le vittime e le loro famiglie. Il mio Paese sta morendo e i suoi figli si ritrovano tenuti in ostaggio, paralizzati dalla sfortuna, storditi dai disastri: il porto, il coronavirus e la crisi economica. Più di 200 morti e migliaia di feriti dopo l’«apocalisse», più di seimila morti a causa del Covid-19 nell’ultimo anno, un suicidio ogni due giorni e mezzo, una media che è aumentata a causa della disfatta economica. Dietro questi numeri ci sono donne, uomini con la loro storia, la loro forza e la loro debolezza. QUESTI SONO i miei fratelli che lottano solo per avere un posto dove vivere, mangiare, essere accuditi. La vista del porto dalla terrazza di un palazzo danneggiato dall’esplosione. Accanto: le rovine del Sursok Palace, un famoso hotel di Beirut costruito nel 1860; sotto, una volontaria della ong «Arcenciel» che distribuisce generi di prima necessità ai bisognosi. Page 58 La carestia incombe. Anche l’iconica focaccia al timo ha visto il suo prezzo moltiplicato per cinque mentre le etichette dei prezzi nei pochi negozi rimasti aperti cambiano più volte al giorno. Un impiegato statale che qualche mese fa guadagnava 1.450 euro oggi ne porta a casa solo 145 in più. Di fronte a questa realtà, le manifestazioni popolari dell’autunno 2019 appaiono distanti: quanto sono lontane... Certo, alcuni manifestanti coraggiosi continuano in certi giorni a bloccare le strade che portano a Beirut o a marciare innalzando cartelli di protesta. Non hanno più niente da perdere. Gli è stato portato via tutto, anche le loro lacrime, le loro risate, la loro dignità. Io sono lontano da loro e li ammiro. Ma un popolo in ginocchio non si rialza. E invece, per prima cosa deve levarsi in piedi, vedere la luce alla fine della sua oscura vita quotidiana per evitare che accada il peggio. IL MIO PAESE sta morendo e la comunità internazionale chiude un occhio. Emmanuel Macron nella sua visita a Beirut ha citato il poeta Arthur Rimbaud: «Non abbiamo il diritto di restare seduti», un proposito difficile da difendere in un Paese che non è suo contro l’inerzia di una classe dirigente corrotta troppo impegnata a contare le sue mazzette di biglietti verdi. Anche quando rimarranno solo le ceneri nel Paese dei cedri, loro saranno lì ancora a battersi solo per aumentare il loro bottino. Quando ero bambino mia madre continuava a dirmi che nonostante tutti gli sconvolgimenti avvenuti nella sua storia, per affrontare le ripetute agonie il Libano ha sempre fatto tutto quello che occorreva fare per apparire frivolo. Oggi ho paura che la mia terra e le mie radici siano andate via con lei. Lo ammetto, a volte dubito di questa profezia. Perché penso: e se dietro la paura e la rabbia, il coraggio e la resilienza non fossero più una cura miracolosa? E se «Beirut la magnifica» non riuscisse a vincere i suoi nemici che la divorano? Non riesco a rassegnarmi. Con questo testo vorrei trasformarmi in un modesto megafono per tutti coloro che non parlano più, per tutti coloro che non riusciamo più ad ascoltare. Invito gli abitanti del Libano, i politici del Paese e tutti coloro che lo amano, i libanesi che abitano nella diaspora, la comunità internazionale e le organizzazioni umanitarie ad agire al loro posto. Non lasciamo che un Paese muoia. Non lasciamo che i predatori vincano. È urgente cambiare il sistema politico, scrivere e firmare un nuovo contratto sociale. Assumiamocene la responsabilità noi che siamo i figli del Libano. I suoi figli cresciuti. Sopra, graffiti nella Piazza dei Martiri, già Al Burj o Piazza dei cannoni; sotto, il quartiere di Ashrafiye dove vive una buona parte della comunità cristiana di Beirut.
  3. Mika will be on Focus Junior the 21st of September 2019. From IG: 21356841893919940143084571749.mp4
  4. GQ France May 2017 Photographer Van Mossevelde + N Van Mossevelde + N - ALLYOU.net Art direction by Firemanifest www.firemanifest.com/blog Styling by Jacqueline de Cossette http://jacquelinedecossette.com/ Taken at Le Studio Pin Up le studio PIN-UP Date of shooting 2017/03/28 Download PDF file ( 29.6 / a whole ) GQ_2017_05_.pdf Download PDF file ( 1.9 MB / a part of Mika ) GQ_France_June_2017-split_MIKA.pdf Instagram
  5. PDF files Full Translation by @crazyaboutmika For the finale of The Voice Mika takes over Télé 7 jours. “Long life to variety shows !” « I wonder if variety shows are not dead As a rule variety shows stars do not exist any more. The Voice is a talent contest and a music show. Shows like the ones the Carpentier used to make or the Nat King Cole Show and the Elvis specials in the USA back in the 50's and the 60's… All that doesn't exist anymore, at least in Europe . And I miss it. In the USA, the talk shows were remodeled and now reminiscent of yesteryear programs. There are skits and comedy in The Tonight Show with Jimmy Fallon or The Late Late Show with James Corden. They revisit those european traditions and give music its true place. And that's … that's awesome ! I wish this trend were back in Europe as well. By the way, thats what I tried to do in Italy, in my show Casa Mika. Internet has changed our perspective. In the 50's and the 60's ,technology was so fast that possibilities were huge for television. Now, priority is given to the web, and we lost that ”evening gala" type of shows that existed on TV. And without it, how can there still be variety shows? "Creating is est essential for me " The curtain is about to be shut on the 6th season of The Voice. An opportunity to ask the symbolic coach of the show to recreate one Télé 7 Jours in his way . The result is a colorful and irrésistibly pop magazine, which looks like him . “No one knows who I am and actually I wonder if I know myself », is something you said in 2009. Do you know yourself today ? Mika: No, I'm still looking, like a dog looking after his bone! But that's a good thing , because the day when you stop searching, that's because you're dead. I'm not running after anything, but I always challenge myself. Recklessness is my biggest drive, for work as well as for love. Will people get to know you better through the way you designed this Télé 7 Jours ? It's the first time I do that type of things. I love the idea to be granted access to a magazine that is so popular, sacred in a way. It's a true gift to offer me this opportunity. I think it also represents well my philosophy about life : mixing popular with high level, crazyness… I find that awesome! That mix, that's a bit you, isn't it? Mika: Maybe, yes, even if it's not done consciously. I never wanted to build a character: I am myself. When you're curious, you enjoy having fun through things and people and no matter where they come from it shows in our attitude and behavior. One thing I'm sure of is that I am an anti-snob. I hate snobism and people who behave like snobs. Your universe has always been very colorful, very pop. Where does that come from? Mika: At school I already felt apart. Back then I already found color was very powerful. And that if you knew how to use it, then it became strong. It's the same for melody. If you want to give yourself a voice, to be heard, melody is essential. I also found out that in a pop song, you can talk about serious and dark things. A bit of color, a bit of crazyness makes everything easier to digest. I have often said it : if you want a serious message to be heard, you must do it without taking yourself seriously. Moreover my drawings have often been dark. For my first single, Grace Kelly,I had imagined a pop stars factory where the ones who were too used up ended up in a meat grinder and became meat for hamburgers. Not very funny, but with color and contrast, it changes everything! When did your taste for illustration appear in your life? Mika: I have always drawn. If I hadn't been a singer, I would have become an illustrator or a designer. My sister Yasmine and I, we always did that. In my bag, I keep a copybook, pencils and marker. Everything starts from there, to come to life later in my albums, on stage… or in Télé 7 Jours ! Creating is essential for me. I already needed to create as a kid. When I started in as a singer, and I was looking for a record company to sign me in, I was often told : « We don't know how to classify you nor which part of the market might be interested in you… » I decided to create my own world. Mine and mine alone. A visual universe, a logo, characters , a "cartoonized" version of life… All the critics I got were clues to help me find what I should do. And I did it. I hope to become an enfant terrible" What is creation for you? Mika : It's an amusing thing, a drug which also gives a feeling of strengh. It is rather odd. As a giant dose of endorphin.You feel Tu te sens « extraordinary », sexy and fragile. A bit as if you just made love to the man or the woman of your life. During creating process, you also feel less alone because you share it with a team. It is very pure. Is it harder to create when you are successful? Mika : No, because I have evolved. I never opened the door to too many people, and I never became too normal or too smooth. I'm still wierd and true to my principles. I never did anything with commercial success in mind. It happened and that's a good thing. I always followed my own ideas and I never took the easy way. And I am proud of this. Today what remains of the shy child you were? I gained confidence as far as my job is concerned but that's all. If not, I'm still the guy who jokes to hide his shyness. In the « Dream dinner » that you created for us (see pages12-13), you invite Cocteau, this « enfant terrible »… Mika : An "enfant terrible" , is someone who isn't snob, who loves, who hates, who changes his/her mind all the time, who is always able to marvel, who is not afraid of vulgarity nor of sex, who doesn't care about consequences and who gets involved for what he/she likes. An "enfant terrible", that's the opposite of boredom. I don't know if I am one. I think it comes with the years. You also told us you only cry when the doors are shut. However, during The Voice, after a song by Vincent, the visually impaired candidate in your team … Mika : Hush! (He laughs.) People who are in my team are real. And I don't care what happens, because those people stay themselves, even under pressure. I am proud of them and of the way they make me feel. Since we're talking about The Voice, will you be in season 7 ? Mika (Silence.) I don't know yet, it's too early to talk about it. Mika's dream dinner “I wanted to organize an imaginary feast, here, in Télé 7 Jours pages. So here are my guests, even though for some of them it will be difficult to join …” Jean Cocteau: One of the most talented "enfants terribles" : filmmaker, novelist , activist, romantic… A punk poet. Joséphine Baker: Dancer et pop star in the twenties, who conquered Paris and the world. Her life was full of contrasts. She didn't know a happy ending, but she was a true star. It's crazy how I find her fascinating when I watch her movies, although so much time has passed. That's how you know the real artists. Mariza: A fado star and one of the best singers in the world. I have been a fan of hers since many years. I was able to meet her in Lisboa last year, during a dinner. After the dinner, she had the restaurant shut and she offered us an hour long surprise concert d’une heure by the lights of candles. Incredible! Laurent Giraud-Dumas: The barman of the Harry’s Bar in Paris, is a gentleman. His cocktails are as good as our chats, in the great tradition of great barmen. (Photo of a true dinner prepared at my house, with my friend the chef Andreu Coma Roca) Karl Lagerfeld: I met him and I was surprized by his candor. He loves music, he is a living encyclopedia of fashion and art. I could have talked during hours with him. At the end he tapped on his head and a cloud of talcum powder filled the space between him and I… Fanny Ardant One of the most beautiful and most talented among the French actresses. She is as remarkable in life as on screen which is very rare. A strong and gifted woman, with style. Xavier Dolan This Quebec filmmaker is an example of what must be a young person, creative and courageous. His work is so His work is so personal and unique that it inspires other artists. He says what he thinks. He is like dynamite! Dorian A very good friend with whom I collaborate. He tells the truth, even when it's hard to hear it. But he also knows how to laugh and how to dream. George Saunders One of the greatest American author of our time period. An Hemingway of today , funny and modern. I have never met him, but I'm sure he would find some of the guests very entertaining. Especially those who are dead … Léa Seydoux A wonderful actress who represents very well my generation. Charles Trenet Another punk gentleman. He was brilliant and he wasn't afraid to be serious and light. On the music side... The Lebanese singer Fairuz, of course, Dizzy Gillespie and Billie Holiday. Betty Boop A very strange character. To begin with, she was a mix between a human and a dog, then she became a pin up. What a funny evolution ! She was a bit ridiculous and represented in the worst way, the woman in the thirties and fourties. But I think she would have things to say for herself. Sandra Smith She was my piano teacher in London when I was a child. A person with an unbelievable patience. With me, she was tough and very sweet at the same time. She always knew I'd get a job in music even if being dyslexic didn't let me learn in a normal way. She helped me to do everything by ear. What mattered for her was for me to succeed, never mind the way. Melachi and Amira My dogs, two golden retrievers. In the USA and in the United Kingdom, my dogs can't go anywhere , whereas in France and in Italy, they are welcome. They are the only ones , apart from alcohol, who can make people smile and socialize. Christian Louboutin My great pal with whom I misbehave in Paris. He has the soul (and also often the behavior) of a child.He is so funny! He is also the worst Vespa driver I know of. He talks to people, he makes them laugh… and even dance ! About the food... A meal cooked by Marc Haeberlin, from L’Auberge de l’Ill, in Illhaeusern (68). I have never met a man who puts so much love into his cooking. Decor.. A pub, with flowers from the flower market where I go once a week at 5 AM , when I'm in London. A tradition that started when I was 8. I know everyone who works there. In London The place where I was in school and where I also started my artistic schooling. I was taught music by a Russian, a Scotish, an Italian, a French, a Portuguese and a Lebanese teacher. London diversity leads to excellence. I go to the Chinese district in the morning, I eat dumplings with tea , I take a walk in the royal parks. At night I head east to Shoreditch, in a pub, then we dance to French house music close to Hoxton till 4. We end up in a Lebanese restaurant of course. In France France is never boring. I think one likes Paris when one likes Lyon, Bordeaux, Marseille, Lille, Nantes… where I spent a good time. I love this pride of French culture. I walk everywhere in Paris. If you want to see me with my dogs, come to Montmartre. I sometimes have a drink there with Andy, my companion. People come and say hi, I like this respect. TV in Italy Italy is an extremely contrasted country, with crazyness and romantism. Italians people, like Lebanese people, are very much alive. Besides I moved there when I was a judge in X Factor, in 2013, and, now, I live during a part of the year in Milan. I'm always working. For CasMika show, that I host on Rai 2, we created a permanent set… and I even have a bed in my dressing room! “I'm finishing writing my autobiography, Diary of an accidental optimist. At the same time, I'm preparing a new album. I'm composing everything at the piano right now. That's what I had done for my first album. It will be pop, joyful, very colorful. ” “At the age of 19, the day when I left the London School of Economics. It was my first day in this prestigious school.I had bought all my books which costed 400 pounds (500 euros -journalist-). In the afternoon, we were being told about the sociologic geography course program. There was lots of blue in the room . I looked around me. No one was smiling. I told myself I absolutely had to get out of that place. I left my books on the table, I got up saying I was going to the bathroom and I left. I took the tube and I begged the director of the Royal College of Music to let me try a new audition. He accepted… and the next day. I was in !” “The origin of my style…” In the music world , his voice is recognizable among one thousand. As far as style goes, Mika is also different thanks his unique sense of fashion, developped long ago. Besides it became his second job. “I grew up with fashion. My mother was a stylist. I remember the threads and the pins that were scattered on the floor.… With my brother and my sisters, we were kids who danced a lot, we often got them under our feet ! And there was this very particular dust everywhere in the appartement, because of the yards and yards of cotton or silk material that got cut there. I also remember a smell that I loved, that I would associate with my grand mother's dresses. So I litterally breathed fashion. Not the handbags or the magazines' s fashion , but the one of the workshops, of the material supplier, of the patterns printers… When you grow up with that, you have a rather deep relationship with that particular world. » « I respect fashion creators who have that ability to survive trends. They are the ones who have a story to tell. A story that is linked with emotion, not with prices. Besides I started creating myself for lack of budget. I used to design my own tee-shirts for my photo shootings. I used to buy cheap or second hand ones. Then I used to get scraps of fabric in the west of London fashion houses like Burberry. Then I created embroidery, yokes and patches for my jackets and my teeshirts. It wasn't perfect, but I was proud of it. I always made a difference between style and fashion because I don't like the fashion industry. You can ask all my friends who work in it, all of them will say the same: it is a difficult environment. That being said, there are moments of grace. It is worth it. » « Right now, I work with professionals of fashion houses , like Valentino. It's not at all contradictory with what I'm saying. After several exchanges of ideas, they draw everything. They also follow what I do and suggest things to me that match my personality. Actually, it's almost an anti-fashion way to do things. They are among the best in the world and they create unique pieces for me. Those are the clothes I wear on The Voice, particularly. We tell a story, we don't sell a product. And that's how it becomes cool. My mother still designs my stage clothes and also my streetwear. With my sister Yasmine – we work together in my kitchen, like we did before in our mum's kitchen –,,we design watches, we collaborate with brands…We opened a designing studio, in which two people work for us. We draw and decide everything : the technical sketches, the instructions for production…It all comes from us ! » Before The Voice...” « About Florent, of course I knew his name, his character and his songs in particular "Savoir aimer". But I didn't know the man. We learned to know each other little by little and I made a friend. » “Florent already visited me in my Miami house” « Florent is always a bit everywhere around the world, like me. And he is curious, like me. He also knows how to have fun and he's a bit extreme. At the same time he is sweet and kind to me. And if he gets angry, he comes back and says he's sorry. If he sees that I'm sad he is the first one who comes to sit by my side and ask : « What's wrong? Tell me … » He is always the same as well, and that's something I like : he is the same in front of a camera and when we eat together during the breaks. Or also at my place , at home with our families. One day he was talking to my dad and it struck me how identical he is in daily life and in The Voice or on stage. Because , yes Florent already came to my house in Miami. He also lives there during a part of the year,we share lots of things. » “A memorable evening” « Florent makes me laugh. So much. We also share lots of memories of moments together. One night he took me out to dance. I found myself surrounded by people who were rather… uninteresting, with bottles that costed a fortune ! (He laughs.) I went to see him : « Frankly, Florent, are you having fun ? » He answered : « No. » I offered him to go somewhere else, et il a accepté, asking me to take him where I wanted. That was before the former Queen, in the Champs-Élysées, in Paris, was shut. Not without hesitation, he accepted to follow me to this famous night club. I called many friends and we all met outside. And once there … I see Florent Pagny, standing up on a sofa, with his hands up, dancing and singing. We have had fun like we were 16 years old. On that night, I told myself I would really like to be like him when I'll reach his age … » “We are Maître Gims fans” « With Florent, we have another commun point: we both go where we want to go. We do what we like, without calculating and without caring about what others might say about us. When I listen to his new single, Le Présent d’abord, composed by Maître Gims, I'm not even amazed by this collaboration. It's so much like him to do this ! Whatsmore I like Maître Gims a lot. In The Voice, I made my talents sing almost all his hits… » ******************************************** Mika tweets on June 1st, 2017
  6. [EDIT: The last thread about Mika in the US press was started in 2013. I think it's time to start a new one, since the album is coming out SOON! So I've moved these posts to a new thread here -- dcdeb] MIKA in US Press - 2015 MAGAZINES Fugues June #1 BillBoard Magazine May 30, issue 127 #30 My Space May 27 #31 OUT magazine May 28 #20 NEXT Magazine NY June 12 #34 BlackBook Magazine #46 Metro US #48 Daily Xtra #56 OUT magazine #77 Rage Monthly Magazine July #72 #76 Smithonian.com Aug 13 #93 Wisconsin Gazette #107 #111 USPA News #126 REVIEWS SLATE #24 Frontiers Media #42 Unicorn Booty #43 HitFix #44 Pop Crush #51 Pop matters #54 blogcritics #62 Washington Blade #65 David Atlanta #81 HiFi Magazine#118 VIDEOS Access Hollywood #32 ======================================================== Fugues juin 2015 The triumphant return of Mika SCANS http://www.fugues.com/242539-article-the-triumphant-return-of-mika.html ARTICLE
  7. I wanted to post these ages ago, but my printer refused working so I had to wait until I fixed it to scan these. Poster of last week's Hitkrant Interview with Beth Ditto. Cosmogirl! Stars Magazine V Festival pics Will start translating them right now. Anyone interested in the entire Beth interview, not only the Mika part?
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