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GRAZIA

10 Sep 2020

page 190

LIVE

:italia:

LA MIA MUSICA PER BEIRUT

 

I Love Beirut, LIVE STREAMING SU YOUTUBE, 19 SETTEMBRE.

 

IL CANTANTE ANGLO-LIBANESE MIKA, 37 ANNI.

 

A Beirut, Mika è nato 37 anni fa. Ci è rimasto pochissimo (la famiglia si era trasferita qualche mese dopo a Parigi, per la guerra civile), ma le radici non si scordano mai. E quando, lo scorso 4 agosto, un’esplosione ha devastato la capitale libanese provocando morte e distruzione, la popstar di Grace Kelly e tanti altri successi (circa 10 milioni di dischi venduti), ha deciso di fare qualcosa. Di getto ha scritto una toccante lettera d’amore per la sua città natale pubblicata sui social, poi ha organizzato un concerto benefico in streaming, che verrà trasmesso il 19 settembre in quattro fusi orari via YouTube. I biglietti, disponibili su Ticketmaster, serviranno per aiutare Croce Rossa Libano e Save the Children Libano, due organizzazioni che stanno lavorando per soccorrere le persone colpite. In contemporanea è stata aperta anche una raccolta fondi su GoFundMe.


«Dopo tutti gli anni di guerra civile, crisi finanziaria e sconvolgimenti politici, la notizia dell’esplosione a Beirut è stata tragica. Il mio cuore si è spezzato pensando alle famiglie che hanno perso le loro case, i loro mezzi di sussistenza e i loro cari in questa catastrofe. Voglio fare qualcosa per aiutare in ogni modo possibile», ha spiegato Mika.


Per l’occasione l’artista ha preparato una performance intima da un luogo speciale, con una serie di sorprese da parte di ospiti e amici. «Beirut ne ha passate tante e la resilienza e la forza del popolo libanese sono innegabili. Non ho dubbi che la città si riprenderà ancora una volta», ha aggiunto commosso. Intanto la sua attività musicale è in pieno fermento. Pochi giorni fa è uscita la cover di Bella d’estate, un classico Anni 80 di Mango, reinterpretata in duetto con Michele Bravi: «È una rilettura rispettosa, ma in chiave contemporanea. Tutto è nato spontaneamente: per amore della canzone, di Mango e di Lucio Dalla, autore del testo», ha aggiunto Mika, che ha anche pubblicato Le Coeur Holiday, un pezzo in francese con il rapper Soprano. Piccoli indizi per un nuovo disco in arrivo? Troppo presto per dirlo, di sicuro nei prossimi mesi lo vedremo impegnato in tv in una nuova avventura come giurato di Factor, dal 17 settembre su Sky Uno, in cui dividerà la scena con Emma, Hell Raton e Manuel Agnelli.

X

 

:uk:

MY MUSIC FOR BEIRUT

 

I Love Beirut, LIVE STREAMING ON YOUTUBE, 19th SEPTEMBER.

 

THE ANGLO-LEBANESE SINGER MIKA, 37 YEARS OLD.

 

In Beirut, Mika was born 37 years ago. There is very little left (the family moved to Paris a few months later, due to the civil war), but the roots are never forgotten. And when, last August 4, an explosion devastated the Lebanese capital causing death and destruction, the pop star of Grace Kelly and many other hits (about 10 million records sold), decided to do something. He wrote a touching love letter for his hometown published on social media, then organized a benefit concert in streaming, which will be broadcast on September 19 in four time zones via YouTube. The tickets, available on Ticketmaster, will be used to help Lebanon Red Cross and Save the Children Lebanon, two organizations that are working to help those affected. A fundraiser on GoFundMe was also opened at the same time.


“After all the years of civil war, financial crisis and political upheaval, the news of the explosion in Beirut was tragic. My heart broke thinking about the families who lost their homes, their livelihoods and their loved ones in this catastrophe. I want to do something to help in any way possible », explained Mika.


For the occasion, the artist prepared an intimate performance from a special place, with a series of surprises from guests and friends. “Beirut has been through a lot and the resilience and strength of the Lebanese people are undeniable. I have no doubts that the city will recover once again », he added moved. Meanwhile, his musical activity is in full swing. A few days ago the cover of Bella d’estate came out, a classic 80's by Mango, reinterpreted in a duet with Michele Bravi:

"It is a respectful reinterpretation, but in a contemporary key. It all started spontaneously: for the love of the song, of Mango and of Lucio Dalla, author of the text », added Mika, who also published Le Coeur Holiday, a piece in French with the rapper Soprano. Small clues for a new album coming? Too early to say, for sure in the coming months we will see him engaged on TV in a new adventure as a Factor juror, from September 17 on Sky Uno, in which he will share the scene with Emma, Hell Raton and Manuel Agnelli.

X

 

 

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La Repubblica https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/09/15/news/mika_x_factor-267407493/   Mika "Sì, sono severo Soprattutto con me stesso" 15 SETTEMBRE 2020 Intervista

Sound & Lite.it   Mika - Revelation Tour 21-02-2020 di Douglas Cole e Giovanni Seltralia   A supporto del recente disco inedito, My Name Is Michael Ho

It looks like Tempo made an anti-homophobe video where they make connection between anti-conronavirus gestures and anti-homophobic gestures. I find it very smart and funny.    

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La Repubblica

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/09/15/news/mika_x_factor-267407493/

 

Mika "Sì, sono severo Soprattutto con me stesso"

15 SETTEMBRE 2020

Intervista alla popstar che da giovedì sarà di nuovo tra i giudici del talent. Con lui Manuel Agnelli, Emma Marrone e Manuelito Hell Raton

Il cantante torna domani nella giuria di "X Factor"

Il cuore è a Beirut. «Ho sentito che brucia anche l'edificio che aveva progettato la mia amica Zaha Hadid. Di lei, la grande archistar, dicevano che era una roccia, ma era una rosa». Mika torna a fare il giudice (quarta volta) a X Factor – da domani su Sky – insieme Manuel Agnelli, Emma e Hell Raton, ma sono giorni impegnativi per lui. Sabato su YouTube (i biglietti sono in vendita a 10 euro su Ticketmaster) si potrà vedere l'evento "I love Beirut", che ha messo in piedi per aiutare la sua città, ferita il 4 agosto da un'esplosione spaventosa che ha fatto 200 morti e 6.500 feriti.

 

È più tornato a Beirut?

«Ci sono nato nel 1983 e sì ci vado spesso, ho fatto un concerto a Baalbek, ci sono tornato in vacanza con la mia famiglia. Mia nonna è stata ragazza a Beirut, è un luogo intenso da vivere. Mio nonno è partito da lì ed è arrivato a Ellis Island, è un pezzo di vita per me. Tante storie di libanesi in giro per il mondo somigliano alla sua, è un paese complicato e complesso però bellissimo nella sua complessità: è la porta verso il Mediterraneo».

 

Il suo concerto virtuale è una sfida.

«Ho imparato dagli show che ho fatto, da Casa Mika a X Factor, a pensare in grande. Sono una spugna... Sono andato da diversi produttori poi l'ho prodotto io dalla mia cucina. Sono partito dall'idea di fare un concerto con cinque telecamere e ora lo show coinvolge 10 paesi con 14 troupe e una squadra di 300 persone. Un concerto di un'ora e 40 minuti da San Casciano Val di Pesa al Messico a Parigi, New York, Londra, il Colosseo a Roma. E dentro Beirut, nelle case distrutte, nelle strade. La musica umanizza le statistiche».

 

È la sua quarta volta a "X Factor": è cambiato il modo di giudicare?

«Dopo i concerti c'è sempre qualcuno che dice: "Fantastico, non cambia mai". Grazie, però rifiuto questa trappola. Voglio essere una contraddizione, non voglio cercare di imitarmi».

 

È severo, ma dimostra una certa curiosità: è il suo carattere?

«Ah sì. Curiosità umana. Non posso stare in macelleria senza chiedere qualcosa a chi taglia il pollo. Il compagno con cui sto da quindici anni l'ho conosciuto davanti a un pub dove ero andato per prendere una birra. Il mio carattere mi dà la possibilità di amare o detestare una persona velocemente, ma lascio un'opportunità, il diavolo è nei dettagli. Nel talent chiedi: perché sei qui? Sei maniac? Sei arrabbiato con qualcuno e vuoi dimostrare qualcosa? Perché "dover dimostrare" può diventare il punto debole».

 

Parliamo dei suoi colleghi: Emma.

«Ha visto vantaggi e svantaggi dei meccanismi televisivi. È una donna sfaccettata, ironica, graffiante, ha una memoria da elefante e ti spiazza con una battuta».

 

Manuel Agnelli invece?

«Ha il ruolo del padre, che nella sua vita è importante e condiziona il suo comportamento. Prima di tutto è un papà poi un musicista e tutto è in linea».

 

Manuelito.

«Ambizioso, intelligente, generoso: una scoperta. Mi piace tantissimo. Viene da un background semplice, ha capito che poteva prendere in mano la sua vita e cambiarla».

 

Mika, lei ha un nome da romanzo di Francis Scott Fitzgerald: Michael Holbrook Penniman Jr. Il senior è suo padre?

«Papà è nato a Gerusalemme e cresciuto al Cairo, si è spostato a Roma, e a Washington. Era un diplomatico di Savannah, Georgia, super wasp, tutto un codice di nomi e regole. Mi ha detto: "Se avrai un figlio, anche se lo fai in modo non tradizionale, mi raccomando lui sarà Michael Holbrook Penniman III". È una parte lontana dalla mia realtà, ma anche questo fa parte della mia famiglia. Non sono solo il ragazzo libero, omosessuale senza vergogna grazie a Dio, perché prima la vergogna ce l'avevo... Le mie radici sono state il punto di partenza del Revelation tour».

 

Ha sempre detto che è maniacale, perfezionista, il primo giudice di se stesso: è ancora così?

«Mi piace anche l'imperfezione ma non riesco ad ammorbidirmi, a semplificare il rapporto con il talento. D'altronde devi resistere quando ti giudicano».

 

Ha combattuto il bullismo, era dislessico, suo padre l'ha sostenuta: "Non riesci a scrivere, a leggere, allora canta". Cosa direbbe a un ragazzino in crisi?

«Sono stato bullizzato da un'insegnate in maniera drammatica e sono stato buttato fuori di scuola, i miei genitori volevano portarla in tribunale. Durante un dibattito sul bullismo in Francia, in diretta, ho spiegato a Brigitte Macron, ex professoressa, che uno dei peggiori bulli era stata proprio una prof. Ha quasirovinato la mia via. Dico ai ragazzi di andare alla ricerca dell'amore e dell'eccellenza invece di sentirsi non abbracciati. Bisogna sperimentare. Perché il rischio peggiore del bullismo è che ti vergogni e inizi a esercitare il controllo su te stesso».

 

:uk:

(Google Translation)

Mika "Yes, I'm strict, especially with myself"

15 SEPTEMBER 2020

Interview with the pop star who will be among the talent judges again from Thursday. With him Manuel Agnelli, Emma Marrone and Manuelito Hell Raton

The singer returns to the jury of "X Factor" tomorrow

 

The heart is in Beirut. “I heard that the building my friend Zaha Hadid designed is also burning. They said about her, the great star architect, that she was a rock, but she was a rose ». Mika returns to judge (fourth time) at X Factor - from tomorrow on Sky - together with Manuel Agnelli, Emma and Hell Raton, but these are busy days for him. Saturday on YouTube (tickets are on sale for 10 euros on Ticketmaster) you will be able to see the event "I love Beirut", which he set up to help his city, wounded on August 4th by a frightening explosion that made 200 dead and 6,500 wounded.

 

Have you ever returned to Beirut?

«I was born there in 1983 and yes I go there often, I did a concert in Baalbek, I went back on vacation with my family. My grandmother was a girl in Beirut, it's an intense place to live. My grandfather left there and came to Ellis Island, it's a piece of life for me. So many stories of Lebanese around the world resemble yours, it is a complicated and complex country but beautiful in its complexity: it is the gateway to the Mediterranean ».

 

His virtual concert is a challenge.

«I learned from the shows I've done, from Casa Mika to X Factor, to think big. I'm a sponge ... I went to different producers then I made it from my kitchen. I started with the idea of doing a concert with five cameras and now the show involves 10 countries with 14 crews and a team of 300 people. A one hour and 40 minute concert from San Casciano Val di Pesa to Mexico in Paris, New York, London, the Colosseum in Rome. And in Beirut, in the destroyed houses, in the streets. Music humanizes statistics ».

 

It's your fourth time on "X Factor": has the way of judging changed?

“After the concerts there is always someone who says: 'Great, it never changes.' Thanks, but I refuse this trap. I want to be a contradiction, I don't want to try to imitate myself ».

 

He is severe, but shows a certain curiosity: is it his character?

"Oh yes. Human curiosity. I can't stay in the butcher's shop without asking the person who cuts the chicken something. I met the partner I have been with for fifteen years in front of a pub where I went for a beer. My character gives me the ability to love or hate a person quickly, but I leave an opportunity, the devil is in the details. In the talent you ask: why are you here? Are you maniac? Are you angry with someone and want to prove something? Because "having to prove" can become the weak point ».

 

Let's talk about his colleagues: Emma.

“You have seen the advantages and disadvantages of television mechanisms. She is a multifaceted, ironic, biting woman, she has an elephant's memory and blows you away with a joke ».

 

Manuel Agnelli instead?

«He has the role of the father, who is important in his life and conditions his behavior. First of all he is a father then a musician and everything is in line ».

 

Manuelito.

«Ambitious, intelligent, generous: a discovery. I love it. He comes from a simple background, he understood that he could take his life in hand and change it ».

 

Mika, you have a Francis Scott Fitzgerald novel name: Michael Holbrook Penniman Jr. Is the senior your father?

“Dad was born in Jerusalem and raised in Cairo, he moved to Rome, and to Washington. He was a diplomat from Savannah, Georgia, super wasp, a whole code of names and rules. He told me: "If you have a child, even if you do it in a non-traditional way, I recommend he will be Michael Holbrook Penniman III". It is a part away from my reality, but this is also part of my family. I'm not just the free boy, homosexual without shame thank God, because before I was ashamed ... My roots were the starting point of the Revelation tour ».

 

He always said that he is manic, a perfectionist, the first judge of himself: is that still the case?

«I also like imperfection but I am unable to soften myself, to simplify the relationship with talent. Besides, you must resist when they judge you ».

 

She fought bullying, she was dyslexic, her father supported her: "You can't write, you can't read, so sing." What would you say to a kid in crisis?

“I was bullied by a teacher in a dramatic way and I was thrown out of school, my parents wanted to take her to court. During a live debate on bullying in France, I explained to Brigitte Macron, a former professor, that one of the worst bullies had been a teacher. He almost got my way. I tell the kids to go in search of love and excellence instead of feeling unhugged. You have to experiment. Because the worst risk of bullying is that you feel ashamed and start exercising control over yourself. "

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14 hours ago, NaoMika said:

Ha sempre detto che è maniacale, perfezionista, il primo giudice di se stesso: è ancora così?

«Mi piace anche l'imperfezione ma non riesco ad ammorbidirmi, a semplificare il rapporto con il talento. D'altronde devi resistere quando ti giudicano».

 

The translation of this part doesn't get clear to me, maybe an Italian speaker can help? Does he mean he decides not to be too soft because it makes the relationship with the contestants easier? Or that he doesn't manage, although it would make the relationship easier?

 

14 hours ago, NaoMika said:

After the concerts there is always someone who says: 'Great, it never changes.' Thanks, but I refuse this trap. I want to be a contradiction, I don't want to try to imitate myself ».

 

From what I get, this would say "great, never change!", as indeed I often see comments on socials of people telling him "stay how you are" or "please never change". But I think that is something he has always refused, just remember the line from Ordinary Man "everyone thinks that I'm staying the same, are they secretly happy that I am in pain?".

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8 hours ago, mellody said:

 

The translation of this part doesn't get clear to me, maybe an Italian speaker can help? Does he mean he decides not to be too soft because it makes the relationship with the contestants easier? Or that he doesn't manage, although it would make the relationship easier?

 

 

From what I get, this would say "great, never change!", as indeed I often see comments on socials of people telling him "stay how you are" or "please never change". But I think that is something he has always refused, just remember the line from Ordinary Man "everyone thinks that I'm staying the same, are they secretly happy that I am in pain?".

 

You used to say you are obsessisive, perfectionist, the first one who comes to judge yourself: is it still true?

I love imperfection as well, but I can’t soften, I can’t make easier my relationship with talent.

After all, you must stand up to external judgements.

 

This is your fourth time at X-Factor: has your judging method changed?

After the gigs there’s always someone who says “Great, you never change”. Thank you, but I don’t fall into this trap. I strive to be contradictory, I don’t want o be myself’s mime

 

The whole discussion is about Mika himself, the first question is about being harsh towards himself/his job in order to be prepared to other people's negative comments and to overcome them; the second one is about change meant as growth, evolution, keeping the ability to be true to himself but still knowing that time goes by and that he can't simply repeat his former behaviours or artistic choices.

I don't know if this is somehow related to "Ordinary Man" lyrics, I reckon that the comment about singers/actors "staying the same" after a gig or an occasional meeting is often related to their ability to keep a connection with real life and with common people's problems, let's say about being approcheable, but maybe he perceives it as a lack of sensitivity towards his internal strougle to find a way to put his real life into his works. 

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On 9/10/2020 at 11:34 PM, Kumazzz said:

GRAZIA

10 Sep 2020

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:italia:

LA MIA MUSICA PER BEIRUT

 

I Love Beirut, LIVE STREAMING SU YOUTUBE, 19 SETTEMBRE.

 

IL CANTANTE ANGLO-LIBANESE MIKA, 37 ANNI.

 

A Beirut, Mika è nato 37 anni fa. Ci è rimasto pochissimo (la famiglia si era trasferita qualche mese dopo a Parigi, per la guerra civile), ma le radici non si scordano mai. E quando, lo scorso 4 agosto, un’esplosione ha devastato la capitale libanese provocando morte e distruzione, la popstar di Grace Kelly e tanti altri successi (circa 10 milioni di dischi venduti), ha deciso di fare qualcosa. Di getto ha scritto una toccante lettera d’amore per la sua città natale pubblicata sui social, poi ha organizzato un concerto benefico in streaming, che verrà trasmesso il 19 settembre in quattro fusi orari via YouTube. I biglietti, disponibili su Ticketmaster, serviranno per aiutare Croce Rossa Libano e Save the Children Libano, due organizzazioni che stanno lavorando per soccorrere le persone colpite. In contemporanea è stata aperta anche una raccolta fondi su GoFundMe.


«Dopo tutti gli anni di guerra civile, crisi finanziaria e sconvolgimenti politici, la notizia dell’esplosione a Beirut è stata tragica. Il mio cuore si è spezzato pensando alle famiglie che hanno perso le loro case, i loro mezzi di sussistenza e i loro cari in questa catastrofe. Voglio fare qualcosa per aiutare in ogni modo possibile», ha spiegato Mika.


Per l’occasione l’artista ha preparato una performance intima da un luogo speciale, con una serie di sorprese da parte di ospiti e amici. «Beirut ne ha passate tante e la resilienza e la forza del popolo libanese sono innegabili. Non ho dubbi che la città si riprenderà ancora una volta», ha aggiunto commosso. Intanto la sua attività musicale è in pieno fermento. Pochi giorni fa è uscita la cover di Bella d’estate, un classico Anni 80 di Mango, reinterpretata in duetto con Michele Bravi: «È una rilettura rispettosa, ma in chiave contemporanea. Tutto è nato spontaneamente: per amore della canzone, di Mango e di Lucio Dalla, autore del testo», ha aggiunto Mika, che ha anche pubblicato Le Coeur Holiday, un pezzo in francese con il rapper Soprano. Piccoli indizi per un nuovo disco in arrivo? Troppo presto per dirlo, di sicuro nei prossimi mesi lo vedremo impegnato in tv in una nuova avventura come giurato di Factor, dal 17 settembre su Sky Uno, in cui dividerà la scena con Emma, Hell Raton e Manuel Agnelli.

X

 

:uk:

MY MUSIC FOR BEIRUT

 

I Love Beirut, LIVE STREAMING ON YOUTUBE, 19th SEPTEMBER.

 

THE ANGLO-LEBANESE SINGER MIKA, 37 YEARS OLD.

 

In Beirut, Mika was born 37 years ago. There is very little left (the family moved to Paris a few months later, due to the civil war), but the roots are never forgotten. And when, last August 4, an explosion devastated the Lebanese capital causing death and destruction, the pop star of Grace Kelly and many other hits (about 10 million records sold), decided to do something. He wrote a touching love letter for his hometown published on social media, then organized a benefit concert in streaming, which will be broadcast on September 19 in four time zones via YouTube. The tickets, available on Ticketmaster, will be used to help Lebanon Red Cross and Save the Children Lebanon, two organizations that are working to help those affected. A fundraiser on GoFundMe was also opened at the same time.


“After all the years of civil war, financial crisis and political upheaval, the news of the explosion in Beirut was tragic. My heart broke thinking about the families who lost their homes, their livelihoods and their loved ones in this catastrophe. I want to do something to help in any way possible », explained Mika.


For the occasion, the artist prepared an intimate performance from a special place, with a series of surprises from guests and friends. “Beirut has been through a lot and the resilience and strength of the Lebanese people are undeniable. I have no doubts that the city will recover once again », he added moved. Meanwhile, his musical activity is in full swing. A few days ago the cover of Bella d’estate came out, a classic 80's by Mango, reinterpreted in a duet with Michele Bravi:

"It is a respectful reinterpretation, but in a contemporary key. It all started spontaneously: for the love of the song, of Mango and of Lucio Dalla, author of the text », added Mika, who also published Le Coeur Holiday, a piece in French with the rapper Soprano. Small clues for a new album coming? Too early to say, for sure in the coming months we will see him engaged on TV in a new adventure as a Factor juror, from September 17 on Sky Uno, in which he will share the scene with Emma, Hell Raton and Manuel Agnelli.

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GRAZIA

10 Sep 2020

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Mika in new ad for Opel Corsa-e : https://it-media.opel.com/it/09-24-corsa-e-con-mika

Opel Corsa-e con Mika: “L’energia di domani? E’ Opel. Simply Electric”.

  • Un ambassador sorprendente per Opel in Italia
  • Mika rappresenta al meglio l’evoluzione del marchio tedesco, moderno, innovativo e fuori dalle convenzioni
  • Opel Corsa-e offre l’innovativa mobilità elettrica a zero emissioni accessibile a tutti
  • Uno spot pieno di energia in onda su Sky a partire da oggi, 24 settembre, nell’ambito della partnership di Opel con X Factor 2020, lo show di Sky prodotto da Fremantle
  • Milano. Opel Corsa-e vuole rendere migliore il futuro del nostro pianeta con qualità che rendono la mobilità elettrica accessibile a tutti. Per dare ancora più forza alla propria strategia di comunicazione, Opel Italia ha deciso di affiancare il proprio marchio e il suo prodotto più iconico a un ambassador sorprendente.

    Mika è uno degli artisti più rilevanti della scena musicale contemporanea, un raffinato cantautore e giudice di X Factor 2020, lo show di Sky prodotto da Fremantle in onda ogni giovedì alle 21.15 su Sky Uno, sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su NOW TV; il venerdì, in prima serata, su TV8.

    Mika è un cittadino del mondo, moderno e originale proprio come la nuova Opel, sorprendente come la gamma 100% elettrica e ibrida plug-in di Opel. Mika è impegnato verso un mondo più pulito attraverso la riduzione dell’impatto ambientale delle nostre attività, proprio come Opel Corsa-e elettrica al 100%. Mika è un artista cosmopolita, aperto al cambiamento. Oggi il cambiamento nella mobilità è l’elettrico, quello vero con la spina che abbatte radicalmente le emissioni. Allora, quale ambasciatore migliore di Mika? Personaggio eclettico e open-minded, rappresenta il nuovo volto di Opel, che ha intrapreso una strada di modernità, cambiamento e multiculturalità, cavalcando i suoi valori e in particolare la democratizzazione della tecnologia.

  • “Sono felice di vedere un rapido progresso a favore delle energie più sostenibili e di affiancarmi a Opel nel loro lavoro in questa direzione. L’elettrificazione della mobilità è oggi una realtà alla portata di un vasto pubblico, grazie a Opel” ha dichiarato Mika.

  •  

    Andrea Leandri, Direttore Marketing di Opel Italia: “Opel è un marchio entusiasmante e vicino alle esigenze delle persone. Mika rappresenta valori perfettamente in linea, fornendo il proprio valore aggiunto in termini di riconoscibilità con il suo approccio sempre diretto, iconico e originale. Lavorare con Mika ci rende orgogliosi e ci diverte moltissimo”.

    Mika è protagonista dello spot pubblicitario Opel Corsa, prodotto dal Branded Entertainment Department di Fremantle, in onda da giovedì 24 settembre su Sky durante tutta la stagione di X Factor 2020 nell’ambito della consolidata partnership tra Opel e X Factor (grazie a Brand Solutions, dipartimento di Sky Media, e Fremantle), a testimonianza della vicinanza del marchio alla musica e ad un target giovane e moderno.

    Non solo, Mika accompagnerà tutta la rivoluzione elettrica di Opel, che ha appena annunciato per inizio 2021 l’arrivo di Nuova Mokka-e 100% elettrica e che rappresenta bene i nuovi valori del marchio tedesco.

  •  

     

    Nello spot Mika carica la sua energia al massimo per affrontare il futuro insieme a Opel Corsa-e. L’ambientazione è quella di uno studio di registrazione dove Mika sta lavorando, i livelli della musica salgono al massimo. Subito dopo si avvia con la sua Opel Corsa-e caricata al massimo e con la musica a tutto volume. Il Domani può essere un’esperienza indimenticabile, il segreto sta nell’energia che ci metti. “L’energia di domani? E’ Opel. Simply Electric”.

    Insomma… con Mika e Opel Corsa-e, l’energia è assicurata!

  •  

     

     

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Edited by krysady
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Corriere de lla Sera

8 Oct. 2020

:italia:

La sezione rossa, dedicata all’attualità, ospita un racconto esclusivo firmato da Mika. Il cantanteegiudice di X Factor ha dedicato uno show a Beirut, la sua città natale, colpita da una tragica esplosione lo scorso 4 agosto. I love Beirut è il titolo di questo grande concerto-documentario diffuso sul web che omaggia la capitale libanese, con musica, video e partecipazioni di ospiti internazionali: da Kylie Minogue a Laura Pausini. «Quando ho visto le immagini pixelate della catastrofe mi si è stretto lo stomaco», ricorda Mika. «Mi sono chiesto come rendere omaggio alle donne e agli uomini che hanno perso la vita. A chi ha seppellito i propri cari e si è ritrovato senza casa, con i propri ricordi sommersi dalla polvere. È nata così in me un’idea fissa: non lasciare sola la bella Beirut in questo disastro, trasformare la catastrofe in speranza. Si può danzare anche con gli occhi pieni di lacrime». L’«oggetto artistico non identificabile», come lo ha definito l’autore, ha permesso di raccogliere fondi per la Croce Rossa libanese e Save the Children.

 

Il racconto di Mika

 

I love Beirut è il concerto-documentario che lo showman ha realizzato per aiutare la sua città natale dopo l’esplosione dello scorso 4 agosto. Su 7 il racconto di come è nata l’idea dell’opera.

 

:uk:

The red section, dedicated to current events, hosts an exclusive story signed by Mika. The X Factor singer and judge dedicated a show to Beirut, his hometown, which was hit by a tragic explosion on August 4th. I love Beirut is the title of this great concert-documentary spread on the web that pays homage to the Lebanese capital, with music, videos and participation by international guests: from Kylie Minogue to Laura Pausini. "When I saw the pixelated images of the catastrophe, my stomach tightened," recalls Mika. “I wondered how to pay homage to the women and men who have lost their lives. To those who have buried their loved ones and found themselves homeless, with their memories submerged in dust. Thus a fixed idea was born in me: do not leave beautiful Beirut alone in this disaster, turn catastrophe into hope. You can dance even with your eyes full of tears ». The "unidentifiable artistic object", as the author defined it, has made it possible to raise funds for the Lebanese Red Cross and Save the Children.


Mika's story


I love Beirut is the documentary concert that the showman made to help his hometown after the explosion on August 4th. On 7 the story of how the idea of the work was born.

 

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Corriere della Sera:

https://www.corriere.it/sette/attualita/20_ottobre_09/mika-beirut-si-puo-danzare-anche-gli-occhi-colmi-lacrime-5b49a56e-086b-11eb-ab0e-c425b38361b4_amp.html

 

It's an article written by Mika. :wub2: Here's the Google translation:

 

Mika: I ♥ Beirut. "You can dance even with your eyes full of tears"

by MIKA

 

August 4th, I will not forget. Tiny in front of the ruins of the temples of Bacchus and Jupiter, I dare to walk in the footsteps of Fairouz and Oum Kalsum. That evening, with the fez on my head, the Lebanese flag around my neck, I feel a kind of intoxication uniting us, a deluge of emotions, such as only music can arouse. In Arabic, this moment is called Tarab. We are in 2016, at the Baalbek Festival, and, faced with the anger that already pervades my country of origin, I repeat myself like a mantra: "There can be nothing worse than the worst". Exactly four years later, a cascade of messages arrives on my phone. Explosion at the port of Beirut.

 

On the screens, the shock wave of the pixelated videos of the catastrophe crosses the Mediterranean and grips my stomach. I look at the young bride whose smile fades in a split second. I look at the images of baby George born during the explosion. Life triumphs over death. How to pay homage to the women and men who have lost their lives, to those who bury their loved ones and find themselves homeless, with their memories submerged in dust? About two hundred dead, six thousand injured, three hundred thousand homeless, two thousand seven hundred and fifty tons of ammonium nitrate: I have to translate these abstract figures into heartbeats. A fixed idea is born in me: do not leave beautiful Beirut alone in this disaster, transform catastrophe into hope.

 

 

A magical chaos of emotions

My roots have never abandoned me. My heart beats for this city that saw me born, but that I really knew, as a child, only through the sepia-colored photos of our previous life. Beirut was still a virgin of the crash of bombs and fear. I listened to my great-aunt's stories, without necessarily understanding all of that jumble of French, Arabic and English. In the evening, I get lost among the names of places I did not know, in the colorful living rooms of families considered friends, but whom I had never met. For me, Lebanon was my home, it was my mother, it was my father, an American who had studied in Beirut before marriage. A temperament, and the belief that one can dance even with eyes full of tears. Thus was born I love Beirut, a chaos of emotions,a great musical odyssey to celebrate the soul of the citizens of Beirut. Something beautiful was needed, something magical, equal to the past splendor of the neighborhoods of Gemmayzéh, Achrafieh, Mar Mikhaël, Dora, Karantina. In fifteen days, we created a documentary-concert captured and disseminated on the web

 

«MY ROOTS. LEBANON WAS MY HOME, IT WAS MY MOTHER, IT WAS MY FATHER. A TEMPERAMENT, THE CONVINCTION THAT YOU CAN EVEN DANCE WITH EYES FULL OF TEARS "

 

 

Abolish artistic and geographical borders

The show, imagined in a corner of the garden, has turned into an intimate show in an Italian-style theater near Florence. As in a big party where unexpected guests ring the door and join the first guests, the small company around me has been enriched by about three hundred people, from nine different countries. Kylie Minogue, Rufus Wrainwright, Dana Paola, Salma Hayek, Louane, Fanny Ardant, Laura Pausini, Mashrou'Leila trusted me and we performed duets from a distance, our bodies united only by the voice. We did the filming at the foot of the Basilica of the Sacred Heart of Paris and also in the Colosseum, totally deserted. Only a country like Lebanon, halfway between West and East, where so many different cultures meet, could have succeeded in abolishing artistic and geographical borders.Conductor tightrope walker, I walked on a wire to be able to combine gravity and lightness. Such a Lebanese cocktail.

 

«A CHAOS OF EMOTIONS, A GREAT MUSICAL ODYSSEY TO CELEBRATE THE SOUL OF THE CITIZENS OF BEIRUT. IT TAKEN SOMETHING BEAUTIFUL, MAGICAL ... A BET TO HELP THE CITY "

 

 

A journey through people's scars

Despite the health problems, we went to Beirut to meet its inhabitants, its solar children. Their scars made me cry the day I first examined the original filming documents. The scars on little Alexandre's face, the scars in the words of his mother and the other victims. If the skin has finished healing the sores, the trauma always remains. It was necessary to be in communion with them, to tell their suffering, to convey my strength to all those who trembled during such a nightmare.

 

 

One million euros for the victims

I wanted this unidentifiable art object as an invitation to joyful and shocking resilience that would allow for fundraising for two humanitarian organizations: the Lebanese Red Cross and Save the children. Bet we made together and thanks to the spectators; in fact, today one million euros will directly serve to help the victims, to offer a better future to them and to the daily lives of children. When I entered the scene, with the cameras and the technical team as the only audience, I felt carried away, inhabited by an even more intense energy than when I am in a concert with twenty thousand spectators. The Tarab was back. Singing, dancing, shouting, sharing, loving as if it were the last time. From her apartment, the poet Etel Adnan utters these words:"The only answer to barbarism is even more determination for poetry, literature, music, the arts!" I am definitely sure, there can be no worse than the worst.
 

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CORRIERE TV / SETTE

video.corriere.it

:italia:

Il video messaggio di MIKA a Beirut in occasione del concerto-documentario

 

Un estratto dalla clip che il cantante britannico-libanese ha registrato per la sua città natale : «Ora è il momento che io | CorriereTv

 

«Mia cara Beirut ti scrivo dall’altra parte del Mediterraneo, e anche da qui il mio cuore continua a battere per te», dice MIKA nel video messaggio registrato e lanciato sui social network per la sua città natale, dopo la tragedia delle esplosioni nel porto della capitale libanese. «La tua bellezza e la tua forza mi hanno cullato quando ero bambino e sono rimaste con me... mi hai accompagnato ovunque (io andassi) ed ora è il mio turno di venire a te». Un messaggio per ricambiare tutto quanto la città ha significato per lui, all’indomani del disastro che l’ha colpita. Dopo le esplosioni, racconta nell’articolo che ha scritto per 7, «nasce in me un’idea fissa: non lasciare sola la bella Beirut in questo disastro, trasformare la catastrofe in speranza». Il cantante lo ha fatto con un concerto-documentario diffuso sul web, uno show che è servito a raccogliere — insieme a 300 persone e artisti di 9 Paesi — circa un milione di euro per aiutare le vittime del disastro, «per offrire un avvenire migliore a loro e alla vita quotidiana dei bambini»

 

:uk:

MIKA's video message in Beirut on the occasion of the documentary concert

 

An excerpt from the clip that the British-Lebanese singer recorded for his hometown: «Now is the time for me | CorriereTv

 

"My dear Beirut I am writing to you on the other side of the Mediterranean, and even from here my heart continues to beat for you", says MIKA in the video message recorded and launched on social networks for his hometown, after the tragedy of the explosions in the port of the Lebanese capital. "Your beauty and your strength rocked me when I was a child and stayed with me ... you accompanied me everywhere (I went) and now it's my turn to come to you." A message to return all that the city has meant for him, in the aftermath of the disaster that struck it. After the explosions, he says in the article he wrote for 7, "a fixed idea arises in me: do not leave beautiful Beirut alone in this disaster, transform catastrophe into hope". The singer did so with a concert-documentary spread on the web, a show that raised - together with 300 people and artists from 9 countries - about one million euros to help the victims of the disaster, "to offer a better future. to them and to the daily life of children "

 

 

 

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Corriere della Sera Sette N.41

09 Ottobre 2020

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ESTERI / 1

I love Beirut «Si può danzare anche con gli occhi colmi di lacrime»

di MIKA Lo showman dedica uno spettacolo con musica, immagini e ospiti internazionali alla sua città natale, ferita dalla terribile esplosione dello scorso 4 agosto

 

FOREIGN / 1

I love Beirut "You can dance even with your eyes full of tears"

by MIKA The showman dedicates a show with music, images and international guests to his hometown, wounded by the terrible explosion of last 4th August

 

 

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Le immagini di alcune vittime proiettate sui palazzi di Beirut. L’esplosione ha provocato circa 200 morti e migliaia di feriti, 300 mila persone sono rimaste senza casa. Sono state le famiglie a offrire foto e video a Mika (Questa veduta sul dolore della città scorre nello show sulle note di Any Other World, regista Wissam Smayra, in collaborazione con Clandestino & Boo Productions per I love Beirut

 

I♥BEIRUT «SI PUÒ DANZARE ANCHE CON GLI OCCHI COLMI DI LACRIME» di MIKA

 

 

The images of some victims projected on the buildings in Beirut. The explosion caused about 200 deaths and thousands of injured, 300,000 people were left homeless. It was the families who offered photos and videos to Mika.


I ♥ BEIRUT "YOU CAN EVEN DANCE WITH EYES FULL OF TEARS" by MIKA

 

 

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«Le mie radici. Il Libano era la mia casa, era mia madre, era mio padre. Un temperamento, la convinzione che si possa danzare anche con gli occhi colmi di lacrime»

 

4 agosto, non dimenticherò.

Minuscolo di fronte alle rovine dei templi di Bacco e di Giove, oso camminare sulle orme di Fairouz e Oum Kalsum. Quella sera, col fez sul capo, la bandiera libanese attorno al collo, sento che ci unisce una specie di ebbrezza, un diluvio di emozioni, come soltanto la musica può suscitare. In arabo, questo momento è chiamato Tarab. Siamo nel 2016, al Festival di Baalbek, e, di fronte alla rabbia che già pervade il mio Paese di origine, mi ripeto come un mantra: «Non può esserci cosa peggiore del peggio». Esattamente quattro anni più tardi, una cascata di messaggi arriva sul mio telefono. Esplosione al porto di Beirut. Sugli schermi, l’onda d’urto dei video pixelizzati della catastrofe attraversa il Mediterraneo e mi attanaglia lo stomaco. Guardo la giovane sposa il cui sorriso svanisce in una frazione di secondo. Guardo le immagini del bebé George nato durante l’esplosione. La vita trionfa sulla morte. Come rendere omaggio alle donne e agli uomini che hanno perso la vita, a chi seppellisce i propri cari e si ritrova senza casa, con i propri ricordi sommersi dalla polvere? Circa duecento morti, seimila feriti, trecentomila senzatetto, duemilasettecentocinquanta tonnellate di nitrato di ammonio: devo tradurre in battiti del cuore queste cifre astratte.

Nasce in me un’idea fissa: non lasciare sola la bella Beirut in questo disastro, trasformare la catastrofe in speranza. Le mie radici non mi hanno mai abbandonato. Il mio cuore batte per questa città che m’ha visto nascere, ma che ho conosciuto veramente, da bambino, soltanto attraverso le foto color seppia della nostra vita di prima. Beirut era ancora vergine del fracasso delle bombe e della paura. Ascoltavo i racconti della mia prozia, senza necessariamente capire tutto di quell’accozzaglia di francese, arabo e inglese. La sera, mi smarrivo fra i nomi di luoghi che non conoscevo, nei coloriti salotti di famiglie considerate amiche, ma che non avevo mai incontrato. Per me, il Libano era la mia casa, era mia madre, era mio padre, un americano che aveva studiato a Beirut prima del matrimonio. Un temperamento, e la convinzione che si possa danzare anche con gli occhi colmi di lacrime. Così è nato I love Beirut, un caos di emozioni, una grande odissea musicale per celebrare l’anima dei cittadini di Beirut. Ci voleva qualcosa di bello, di magico, all’altezza del passato splendore dei quartieri di Gemmayzéh, di Achrafieh, di Mar Mikhaël, di Dora, della Karantina. Inquindici giorni, abbiamo creato un concerto-documentario captato e diffuso sul web. Lo spettacolo, immaginato in un angolo di giardino, si è trasformato in uno show intimista dentro un teatro all’italiana vicino Firenze. Come in una grande festa dove invitati inattesi suonano alla porta e si uniscono ai primi ospiti, la piccola compagnia attorno a me si è arricchita di circa trecento persone, di nove diversi Paesi. Kylie Minogue, Rufus Wrainwright, Dana Paola, Salma Hayek, Louane, Fanny Ardant, Laura Pausini, Mashrou’Leila hanno avuto fiducia in me e abbiamo eseguito duetti a distanza, i nostri corpi uniti solamente dalla voce. Abbiamo fatto le riprese ai piedi della basilica del Sacro Cuore di Parigi e anche nel Colosseo, totalmente deserto. Solo un Paese come il Libano, a metà strada fra Occidente e Oriente, dove si sfiorano tante diverse culture, poteva riuscire ad abolire le frontiere artistiche e geografiche. Direttore d’orchestra funambolo, camminavo sopra un filo perriuscire a combinare gravità e leggerezza. Un cocktail talmente libanese. Malgrado le difficoltà sanitarie, siamo andati a Beirut, per incontrare i suoi abitanti, i suoi figli solari. Le loro cicatrici mi hanno fatto piangere il giorno in cui ho esaminato per la prima volta i documenti originali delle riprese. Le cicatrici sul volto del piccolo Alexandre, le cicatrici nelle parole della sua mamma e delle altre vittime. Se la pelle ha finito col rimarginare le piaghe, resta sempre il trauma. Occorreva essere in comunione con loro, raccontarne la sofferenza, trasmettere la mia forza a tutti coloro che hanno tremato durante un simile incubo. Ho voluto questo oggetto artistico non identificabile come un invito alla resilienza gioioso e sconvolgente che avrebbe consentito di raccogliere fondi per due organizzazioni umanitarie: la Croce rossa libanese e Save the children. Scommessa che abbiamo fatto insieme e grazie agli spettatori; infatti oggi un milione di euro servirà direttamente ad aiutare i sinistrati, a offrire un avvenire migliore a loro e alla vita quotidiana dei bambini. Quando sono entrato in scena, con le cineprese e l’équipe tecnica come unico pubblico, mi sono sentito trascinato, abitato da un’energia ancora più intensa di quando mi trovo in un concerto con ventimila spettatori. Il Tarab era di ritorno. Cantare, danzare, gridare, condividere, amare come se fosse l’ultima volta. Dal suo appartamento, la poetessa Etel Adnan pronuncia queste parole: «La sola risposta alla barbarie, è ancora più determinazione per la poesia, la letteratura, la musica, le arti!». Ne sono definitivamente certo, non può esserci cosa peggiore del peggio. (traduzione di Daniela Maggioni)

 

«Un caos di emozioni, una grande odissea musicale per celebrare l’anima dei cittadini di Beirut. Ci voleva qualcosa di bello, di magico... Una scommessa per aiutare la città»

 

«My roots. Lebanon was my home, it was my mother, it was my father. A temperament, the belief that one can dance even with eyes full of tears "

 

4th August, I will not forget.

Tiny in front of the ruins of the temples of Bacchus and Jupiter, I dare to walk in the footsteps of Fairouz and Oum Kalsum. That evening, with the fez on my head, the Lebanese flag around my neck, I feel that we are united by a kind of intoxication, a deluge of emotions, as only music can arouse. In Arabic, this moment is called Tarab. We are in 2016, at the Baalbek Festival, and, faced with the anger that already pervades my country of origin, I repeat myself like a mantra: "There can be nothing worse than the worst". Exactly four years later, a cascade of messages arrives on my phone. Explosion at the port of Beirut. On the screens, the shock wave of the pixelated videos of the catastrophe crosses the Mediterranean and grips my stomach. I look at the young bride whose smile fades in a split second. I look at the images of baby George born during the explosion. Life triumphs over death. How to pay homage to the women and men who have lost their lives, to those who bury their loved ones and find themselves homeless, with their memories submerged in dust? About two hundred dead, six thousand injured, three hundred thousand homeless, two thousand seven hundred and fifty tons of ammonium nitrate: I have to translate these abstract figures into heartbeats.

A fixed idea arises in me: do not leave beautiful Beirut alone in this disaster, transform catastrophe into hope. My roots have never abandoned me. My heart beats for this city that saw me born, but that I really knew, as a child, only through the sepia-colored photos of our earlier life. Beirut was still a virgin of the crash of bombs and fear. I listened to my great-aunt's stories, without necessarily understanding all of that jumble of French, Arabic and English. In the evening, I get lost among the names of places I did not know, in the colorful living rooms of families considered friends, but whom I had never met. For me, Lebanon was my home, it was my mother, it was my father, an American who had studied in Beirut before marriage. A temperament, and the belief that one can dance even with eyes full of tears. Thus was born I love Beirut, a chaos of emotions, a great musical odyssey to celebrate the soul of the citizens of Beirut. Something beautiful, magical was needed, equal to the past splendor of the neighborhoods of Gemmayzéh, Achrafieh, Mar Mikhaël, Dora, Karantina. In a fortnight, we created a documentary-concert captured and disseminated on the web. The show, imagined in a corner of the garden, turned into an intimate show in an Italian-style theater near Florence. Like in a big party where unexpected guests ring the doorbell and join the first guests, the small company around me has been enriched by about three hundred people, from nine different countries. Kylie Minogue, Rufus Wrainwright, Dana Paola, Salma Hayek, Louane, Fanny Ardant, Laura Pausini, Mashrou’Leila trusted me and we performed duets from a distance, our bodies united only by the voice. We did the filming at the foot of the Basilica of the Sacred Heart of Paris and also in the Colosseum, totally deserted. Only a country like Lebanon, halfway between West and East, where so many different cultures meet, could have succeeded in abolishing artistic and geographical borders. Conductor tightrope walker, I walked on a thread to manage to combine gravity and lightness. Such a Lebanese cocktail. Despite the health difficulties, we went to Beirut, to meet its inhabitants, its solar children. Their scars made me cry the day I first examined the original filming documents. The scars on little Alexandre's face, the scars in the words of his mother and the other victims. If the skin has finished healing the sores, the trauma always remains. It was necessary to be in communion with them, to tell their suffering, to convey my strength to all those who trembled during such a nightmare. I wanted this unidentifiable art object as an invitation to joyful and shocking resilience that would allow for fundraising for two humanitarian organizations: the Lebanese Red Cross and Save the children. Bet we made together and thanks to the spectators; in fact, today one million euros will directly serve to help the victims, to offer a better future to them and to the daily lives of children. When I entered the scene, with the cameras and the technical team as the only audience, I felt carried away, inhabited by an even more intense energy than when I am in a concert with twenty thousand spectators. The Tarab was back. Singing, dancing, shouting, sharing, loving as if it were the last time. From her apartment, the poet Etel Adnan utters these words: "The only answer to barbarism is even more determination for poetry, literature, music, the arts!" I am definitely sure, there can be no worse than the worst.

(translation by Daniela Maggioni)

 

"A chaos of emotions, a great musical odyssey to celebrate the soul of the citizens of Beirut. Something beautiful and magical was needed ... A bet to help the city "

 

 

 

2020_10_09_Corriere_della_Sera_Sette-N.41_p_20.thumb.jpg.bc1a94f08be10ec7cc5cdb2d7dcc6046.jpg2020_10_09_Corriere_della_Sera_Sette-N.41_p_21.thumb.jpg.48feb35ebe9b16a986db9e4b5b8d8ede.jpg

 

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9 hours ago, mellody said:

Corriere della Sera:

https://www.corriere.it/sette/attualita/20_ottobre_09/mika-beirut-si-puo-danzare-anche-gli-occhi-colmi-lacrime-5b49a56e-086b-11eb-ab0e-c425b38361b4_amp.html

 

It's an article written by Mika. :wub2: Here's the Google translation:

 

Mika: I ♥ Beirut. "You can dance even with your eyes full of tears"

by MIKA

 

August 4th, I will not forget. Tiny in front of the ruins of the temples of Bacchus and Jupiter, I dare to walk in the footsteps of Fairouz and Oum Kalsum. That evening, with the fez on my head, the Lebanese flag around my neck, I feel a kind of intoxication uniting us, a deluge of emotions, such as only music can arouse. In Arabic, this moment is called Tarab. We are in 2016, at the Baalbek Festival, and, faced with the anger that already pervades my country of origin, I repeat myself like a mantra: "There can be nothing worse than the worst". Exactly four years later, a cascade of messages arrives on my phone. Explosion at the port of Beirut.

 

On the screens, the shock wave of the pixelated videos of the catastrophe crosses the Mediterranean and grips my stomach. I look at the young bride whose smile fades in a split second. I look at the images of baby George born during the explosion. Life triumphs over death. How to pay homage to the women and men who have lost their lives, to those who bury their loved ones and find themselves homeless, with their memories submerged in dust? About two hundred dead, six thousand injured, three hundred thousand homeless, two thousand seven hundred and fifty tons of ammonium nitrate: I have to translate these abstract figures into heartbeats. A fixed idea is born in me: do not leave beautiful Beirut alone in this disaster, transform catastrophe into hope.

 

 

A magical chaos of emotions

My roots have never abandoned me. My heart beats for this city that saw me born, but that I really knew, as a child, only through the sepia-colored photos of our previous life. Beirut was still a virgin of the crash of bombs and fear. I listened to my great-aunt's stories, without necessarily understanding all of that jumble of French, Arabic and English. In the evening, I get lost among the names of places I did not know, in the colorful living rooms of families considered friends, but whom I had never met. For me, Lebanon was my home, it was my mother, it was my father, an American who had studied in Beirut before marriage. A temperament, and the belief that one can dance even with eyes full of tears. Thus was born I love Beirut, a chaos of emotions,a great musical odyssey to celebrate the soul of the citizens of Beirut. Something beautiful was needed, something magical, equal to the past splendor of the neighborhoods of Gemmayzéh, Achrafieh, Mar Mikhaël, Dora, Karantina. In fifteen days, we created a documentary-concert captured and disseminated on the web

 

«MY ROOTS. LEBANON WAS MY HOME, IT WAS MY MOTHER, IT WAS MY FATHER. A TEMPERAMENT, THE CONVINCTION THAT YOU CAN EVEN DANCE WITH EYES FULL OF TEARS "

 

 

Abolish artistic and geographical borders

The show, imagined in a corner of the garden, has turned into an intimate show in an Italian-style theater near Florence. As in a big party where unexpected guests ring the door and join the first guests, the small company around me has been enriched by about three hundred people, from nine different countries. Kylie Minogue, Rufus Wrainwright, Dana Paola, Salma Hayek, Louane, Fanny Ardant, Laura Pausini, Mashrou'Leila trusted me and we performed duets from a distance, our bodies united only by the voice. We did the filming at the foot of the Basilica of the Sacred Heart of Paris and also in the Colosseum, totally deserted. Only a country like Lebanon, halfway between West and East, where so many different cultures meet, could have succeeded in abolishing artistic and geographical borders.Conductor tightrope walker, I walked on a wire to be able to combine gravity and lightness. Such a Lebanese cocktail.

 

«A CHAOS OF EMOTIONS, A GREAT MUSICAL ODYSSEY TO CELEBRATE THE SOUL OF THE CITIZENS OF BEIRUT. IT TAKEN SOMETHING BEAUTIFUL, MAGICAL ... A BET TO HELP THE CITY "

 

 

A journey through people's scars

Despite the health problems, we went to Beirut to meet its inhabitants, its solar children. Their scars made me cry the day I first examined the original filming documents. The scars on little Alexandre's face, the scars in the words of his mother and the other victims. If the skin has finished healing the sores, the trauma always remains. It was necessary to be in communion with them, to tell their suffering, to convey my strength to all those who trembled during such a nightmare.

 

 

One million euros for the victims

I wanted this unidentifiable art object as an invitation to joyful and shocking resilience that would allow for fundraising for two humanitarian organizations: the Lebanese Red Cross and Save the children. Bet we made together and thanks to the spectators; in fact, today one million euros will directly serve to help the victims, to offer a better future to them and to the daily lives of children. When I entered the scene, with the cameras and the technical team as the only audience, I felt carried away, inhabited by an even more intense energy than when I am in a concert with twenty thousand spectators. The Tarab was back. Singing, dancing, shouting, sharing, loving as if it were the last time. From her apartment, the poet Etel Adnan utters these words:"The only answer to barbarism is even more determination for poetry, literature, music, the arts!" I am definitely sure, there can be no worse than the worst.
 

 

Edited by Kumazzz
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