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Corriere della Sera Style - Maggio 2021

☛ PDF file ( 10 pages / 694 KB ) Corriere della Sera Style - Maggio 2021_Mika_Beirut.pdf

 

Page 1

 

MIKA

Beirut non deve morire

 

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Page 14

54 Libano. «Che cosa ne fai dei tuoi figli?» di Mika - foto di Gianmarco Maraviglia

 

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Page 16

 

HANNO INOLTRE COLLABORATO A QUESTO NUMERO:

Marcello Arena, Silvano Belloni, Alberto Bernasconi, Pier Nicola Bruno, Giorgio Codazzi, Luciano Consolini, Enrico Maria Corno, Ornella D’Alessio, Marta D’Avenia, Enrico Dal Buono, Gianmarco Maraviglia, Andrea Marinelli, Chiara Meattelli,

Mika, Cristina Piotti, Sara Porro, Carlos Solito, Diego Tamone, Toni Thorimbert

 

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Page 19

CONTRIBUTORS

 

Mika

Nel 2007 con Grace Kelly è diventato una pop star mondiale. Una notorietà che mette al servizio anche dell’impegno civile: l’esplosione a Beirut del 4 agosto 2020 l’ha spinto a concepire, produrre e realizzare I Love Beirut, un evento in streaming con il quale è riuscito a raccogliere un milione di euro per la Croce Rossa Libanese. Mika è stato anche insignito della Palma d’Argento dell’Ordine Nazionale Libanese al Merito. pag 54

 

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Page 45

-- KEYWORD --

Coraggio

 

MIKA «Libano, che cosa ne fai dei tuoi figli?». Un appello per Beirut

 

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Page 54, 55

 

IL J’ACCUSE DI MIKA

«Libano, che cosa ne fai dei tuoi figli?»

DI MIKA

FOTO DI GIANMARCO MARAVIGLIA

 

-- Dopo nove mesi dallo scoppio nel porto della capitale la pop star mondiale scrive per «Style» un vero atto di accusa contro la situazione politica del Paese in cui è nato. E lancia un appello ai libanesi e alla comunità internazionale:

Beirut non deve morire e occorre impegnarsi insieme contro i predatori di questa terra straordinaria per trasformare l’attesa in una speranza --

 

Beirut, la vista del porto dopo l’eplosione del 4 agosto 2020 provocata dal deposito di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio. Il servizio fotografico è stato realizzato tra gennaio e febbraio 2021.

 

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Page 56

 

LIBANO che cosa ne fai dei tuoi figli? Una donna di spalle su una terrazza affacciata sul porto di Beirut. A testa bassa, distoglie lo sguardo dalle rovine che vede all’orizzonte. Dopo nove mesi dalla micidiale esplosione che ha seminato caos e desolazione nella mia città natale, questa foto di Gianmarco Maraviglia si comporta come un’allegoria del Libano. Questa donna distoglie lo sguardo per non vergognarsi. Come tanti altri, come a volte anch’io sono tentato di fare. Provo vergogna per questo Stato che porta alla rovina un paradiso, vergogna per i suoi capi. Provo vergogna in nome di queste donne, di questi bambini, di questi vecchi, di questi profughi traditi e abbandonati. All’indomani del 4 agosto 2020, il premier dimissionario (Hassan Diab, ndr) ha detto forte e chiaro: «I responsabili saranno tenuti a rendere conto». Invece, nove mesi dopo è lui che continua a gestire ancora gli affari quotidiani mentre il giudice istruttore incaricato delle indagini è stato rimosso. Questa parodia della giustizia è come una seconda esplosione, una seconda morte per le vittime e le loro famiglie. Il mio Paese sta morendo e i suoi figli si ritrovano tenuti in ostaggio, paralizzati dalla sfortuna, storditi dai disastri: il porto, il coronavirus e la crisi economica. Più di 200 morti e migliaia di feriti dopo l’«apocalisse», più di seimila morti a causa del Covid-19 nell’ultimo anno, un suicidio ogni due giorni e mezzo, una media che è aumentata a causa della disfatta economica. Dietro questi numeri ci sono donne, uomini con la loro storia, la loro forza e la loro debolezza.

 

QUESTI SONO i miei fratelli che lottano solo per avere un posto dove vivere, mangiare, essere accuditi.

 

La vista del porto dalla terrazza di un palazzo danneggiato dall’esplosione. Accanto: le rovine del Sursok Palace, un famoso hotel di Beirut costruito nel 1860; sotto, una volontaria della ong «Arcenciel» che distribuisce generi di prima necessità ai bisognosi.

 

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Page 58

 

La carestia incombe. Anche l’iconica focaccia al timo ha visto il suo prezzo moltiplicato per cinque mentre le etichette dei prezzi nei pochi negozi rimasti aperti cambiano più volte al giorno. Un impiegato statale che qualche mese fa guadagnava 1.450 euro oggi ne porta a casa solo 145 in più. Di fronte a questa realtà, le manifestazioni popolari dell’autunno 2019 appaiono distanti: quanto sono lontane... Certo, alcuni manifestanti coraggiosi continuano in certi giorni a bloccare le strade che portano a Beirut o a marciare innalzando cartelli di protesta. Non hanno più niente da perdere. Gli è stato portato via tutto, anche le loro lacrime, le loro risate, la loro dignità. Io sono lontano da loro e li ammiro. Ma un popolo in ginocchio non si rialza. E invece, per prima cosa deve levarsi in piedi, vedere la luce alla fine della sua oscura vita quotidiana per evitare che accada il peggio.

 

IL MIO PAESE sta morendo e la comunità internazionale chiude un occhio. Emmanuel Macron nella sua visita a Beirut ha citato il poeta Arthur Rimbaud: «Non abbiamo il diritto di restare seduti», un proposito difficile da difendere in un Paese che non è suo contro l’inerzia di una classe dirigente corrotta troppo impegnata a contare le sue mazzette di biglietti verdi. Anche quando rimarranno solo le ceneri nel Paese dei cedri, loro saranno lì ancora a battersi solo per aumentare il loro bottino. Quando ero bambino mia madre continuava a dirmi che nonostante tutti gli sconvolgimenti avvenuti nella sua storia, per affrontare le ripetute agonie il Libano ha sempre fatto tutto quello che occorreva fare per apparire frivolo. Oggi ho paura che la mia terra e le mie radici siano andate via con lei. Lo ammetto, a volte dubito di questa profezia. Perché penso: e se dietro la paura e la rabbia, il coraggio e la resilienza non fossero più una cura miracolosa? E se «Beirut la magnifica» non riuscisse a vincere i suoi nemici che la divorano? Non riesco a rassegnarmi. Con questo testo vorrei trasformarmi in un modesto megafono per tutti coloro che non parlano più, per tutti coloro che non riusciamo più ad ascoltare. Invito gli abitanti del Libano, i politici del Paese e tutti coloro che lo amano, i libanesi che abitano nella diaspora, la comunità internazionale e le organizzazioni umanitarie ad agire al loro posto. Non lasciamo che un Paese muoia. Non lasciamo che i predatori vincano. È urgente cambiare il sistema politico, scrivere e firmare un nuovo contratto sociale. Assumiamocene la responsabilità noi che siamo i figli del Libano. I suoi figli cresciuti.

 

Sopra, graffiti nella Piazza dei Martiri, già Al Burj o Piazza dei cannoni; sotto, il quartiere di Ashrafiye dove vive una buona parte della comunità cristiana di Beirut.

 

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Translated by @dcdeb   to   Thanks a lot @crazyaboutmika    

Corriere della Sera Style - Maggio 2021 ☛ PDF file ( 10 pages / 694 KB ) Corriere della Sera Style - Maggio 2021_Mika_Beirut.pdf   Page 1   MIKA Beirut non deve morire

Gianmarco Maraviglia https://www.instagram.com/p/CLW16brH5G0/ The Blast Aftermath Social and economic consequences of the 4 August explosion in Beirut OUT SOON. With @battgirl74 #photojourna

Posted Images

Thanks @Anna Ko Kolkowska @lormare73

 

On 4/27/2021 at 6:17 PM, Anna Ko Kolkowska said:

Mika in STYLE MAGAZINE ITALIA N.5

 

https://style.corriere.it/news/style-maggio-marco-bocci-coraggio/

 

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IL J’ACCUSE DI MIKA SUL LIBANO

Il coraggio è anche quello della pop star internazionale Mika che in esclusiva per Style scrive e lancia un appello per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla situazione del suo Paese di nascita: «Libano, che cosa fai dei tuoi figli?». Un grido accorato che Mika trasforma in un vero e proprio atto di accusa contro i politici di una delle nazioni più martoriate del Medio Oriente, a nove mesi dallo scoppio nel porto di Beirut che ha distrutto buona parte della capitale facendo oltre 200 vittime e migliaia di feriti.

«Il mio Paese sta morendo e i suoi figli si ritrovano in ostaggio, paralizzati dalla sfortuna, storditi dai disastri: lo scoppio al porto, il Coronavirus e la crisi economica» scrive l’autore di molti successi musicali internazionali che il 19 settembre 2020 al dramma del suo Paese ha già dedicato I love Beirut, un evento in streaming che ha raccolto oltre un milione di dollari per la Croce Rossa Libanese. Il testo di Mika, che così vuole dare un segnale di speranza al Libano e ai suoi abitanti, accompagna un servizio fotografico che Gianmarco Maraviglia ha realizzato a Beirut tra gennaio e febbraio 2021 sei mesi dopo lo scoppio del 4 agosto 2020.

 

 

Google translation:

 

 

THE "I BLAME" OF MIKA ON LEBANON
The courage is also that of the international pop star Mika who, exclusively for Style, writes and launches an appeal to keep international public opinion high on the situation in his country of birth: "Lebanon, what are you doing with your children?" . A heartfelt cry that Mika transforms into a veritable indictment against the politicians of one of the most battered nations in the Middle East, nine months after the explosion in the port of Beirut which destroyed a large part of the capital, killing over 200 victims and thousands of wounded.

"My country is dying and its children find themselves hostage, paralyzed by bad luck, stunned by disasters: the explosion at the port, the Coronavirus and the economic crisis" writes the author of many international musical hits that on 19 September 2020 to the drama from his country has already dedicated I love Beirut, a streaming event that raised over a million dollars for the Lebanese Red Cross. The text by Mika, who thus wants to give a signal of hope to Lebanon and its inhabitants, accompanies a photo shoot that Gianmarco Maraviglia made in Beirut between January and February 2021 six months after the outbreak of August 4, 2020.

 

 

 

On 4/28/2021 at 9:46 PM, lormare73 said:

These are two pics of the article written by Mika for the magazine Style. There isn't any Mika's photo in the magazine. I'm sorry but I'm not able to translate the article in English, but maybe someone more skilled than me can do it. 

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Translated by @dcdeb

 

:italia: to :uk:

On 4/28/2021 at 10:42 PM, dcdeb said:

OK, here we go:

 

Libano, che cosa ne fai dei tuoi figli? Una donna di spalle su una terrazza affacciata sul porto di Beirut. A test bassa, distoglie lo sguardo dalle rovine che vede all'orizzonte. Dopo nove mesi dalla micidiale esplosione che ha seminato caos e desolatione nella mia citta natale, questa foto di Gian marco Maraviglia si comporta come un'allegoria del Libano. Questa donna distoglie lo sguardo per non vergognarsi. Come tanti altri, come a volte anchi'ioi sono tentato di fare. Provo vergogna per questo stato che porta all rovinea un paradiso, vergogna per isuoi capi. Provo vergogna in nome di queste donne, di questi bambini, di questi vecchi, di questi profughi traditi e abbandonati. All'indomani del 4 agosto 2020, il premier dimissionario (hassan Diab, ndr) ha detto forte e chiaro: "I responsabili saranno tenuti a rendere conto".

Lebanon, what do you do with your children? A woman from behind on a terrace overlooking Beirut harbor. Head down, she looks away from the ruins she sees on the horizon. Nine months after the deadly explosion that sowed chaos and desolation in my hometown, this photo by Gianmarco Maraviglia acts like an allegory of Lebanon. This woman looks away so as not to be ashamed. Like so many others, as I am sometimes tempted to do. I am ashamed of this state that leads to the ruin of a paradise, ashamed of its leaders. I feel ashamed in the name of these women, of these children, of these old men, of these betrayed and abandoned refugees. The day after August 4, 2020, the outgoing premier (Hassan Diab, ed) said loud and clear: "Those responsible will be held accountable".

 


Invece, nove mesi dopo e lui che continua a gestire ancora gli affari quotidiani mentre il giudice istruttore incaricato delle indagini e stato rimosso. Questa parodia della giustizia e come una seconda espolosione, una seconda morte per le vittinme e le loro famiglie. Il mio Paese sta morendo e is suoi figli si ritrovano tenuti in ostaggio, paralizzati dalla sfortuna, storditi dai disastri: il porto, il coronavirus e las crisi economica. Piu di 200 morti e migliaia di feriti dop l'apocalisse, piu di mse mila morti a causa del Covid-19 nell'ultimo anno, un suicidio ogni due giorni e mezzo, una media che e aumentata a causa della disfatta economica. Dietro questi numeri ci sono donne, uomini con la loro storia, la loro forza e la loro debolezza.

Instead, nine months later he is still managing daily affairs while the judge in charge of the investigation has been removed. This parody of justice is like a second explosion, a second death for the victims and their families. My country is dying and its children find themselves held hostage, paralyzed by bad luck, stunned by disasters: the port, the coronavirus and the economic crisis. More than 200 dead and thousands of injured after the "apocalypse", more than a thousand deaths due to Covid-19 in the last year, a suicide every two and a half days, an average that has increased due to the defeat of the economy. Behind these numbers are women, men with their history, their strengths and their weaknesses.

 


Questi sono i miei fratelli che lottano solo per avere un posto dove viver, mangiare, essere accuditi. La carestia incombe. Anche l'iconica focaccia al timo ha visto il suo prezzo moltiplicato per cinque mentre le etichette dei prezzi nei pochi negozi rimastic aperti cambiano piu volte al giorno. Un impiegato statale che qualche mese fa guadagnava 1.450 euro oggi ne porta a casa solo 145 in piue. Di fronte a questa realta, le manifestzioni popolari dell'autunno 2019 appaiono distanti: quanto sono lontae... Certo alcuni manfestanti coraggiosi continuano in certi giorni a bloccare le strade che portano a Beirut o a marciare innalzando cartelli protesta. Non hanno pie nienta da perdere. Gli e stato portato via tutto, anche le loro lacrime, le loro risate, la loro dignita. Io sono lontano da loro e li ammiro. Ma un popolo in ginocchio non si rialza. E invece, per prima cosa deve levarsi in piedi, vede la luce all fine della sua oscura vita quotidiana per evitare che accada il peggio.

These are my brothers and sisters who are struggling only to have a place to live, eat, be looked after. Famine looms. Even the iconic thyme focaccia has seen its price multiplied by five as the price labels in the few remaining shops open change several times a day. A civil servant who a few months ago earned 1,450 euros today brings home only 145 more. Faced with this reality, the popular demonstrations of autumn 2019 appear distant: how far away they are ... Certainly some brave demonstrators continue on certain days to block the roads leading to Beirut or to march with protest signs. They have nothing to lose. Everything has been taken away from them, even their tears, their laughter, their dignity. I am far from them and I admire them. But a people on their knees do not get up. Instead, they first have to stand up, see the light at the end of his dark daily life to prevent the worst from happening.



Il mio paese sta morendo e la comunità internazionale chiude un occhio. Emmanuel Macron nella sua visita a Beirut ha citato il poet Arthur Rimbaud: "Non abbiamo il diritto di restar seduti", un proposito difficile da difendere in un Paese che non e suo contro l'inerzia di una classe dirigente corrotta troppo impegnata a contare le sue mazzette di biglietti verdi. Anche quando rimarranno solo le ceneri nel Paese dei cedri, loro saranno li ancora a battersi solor per aumentare il loro bottino. Quando ero bambino mia madre continuava a dirmi che nonostante tutti gli sconvolgimenti avvenuti nella sua storia, per affrontare le ripetute agonie il Libano ha sempre fatto tutto quello che occorreva fare per apparirie frivolo. Oggi ho paura che la mia terra e le mie radici siano andta via con lei. Lo ammeto, a volte dubito di questa profezia. Perche penso: e se dietro la paura e la rabbia, il coraggio e la resilienza non fossero piu una cura miracolosa? E se "Beirut la magnifica" non riuscisse a vincere i suoi nemici che la divorano? Non riesco a rassegnarmi. Con questo testo vorrei trasformarmi in un modesto megafono per tutti color che non parlano pie, per tutti coloro che non riusciamo piu ad ascoltare. Invito gli abitanti del Libano, i politici del Paese e tutti color che lo amano, ilibanesi che abitano nella diaspora, la comunita internazionale e le organizzazioni umanitarie ad agire al loro posto. Non lasciamo che un Paese muoia. Non lasciamo che i predatori vincano. E urgente cambiare il sistema politico, scriver e firmare un nuovo contratto sociale. Assumiamocene la responsabilita noi che siamo i figli del Libano. I suoi figli cresciuti.

My country is dying and the international community turns a blind eye. Emmanuel Macron in his visit to Beirut quoted the poet Arthur Rimbaud: "We do not have the right to remain seated", a difficult proposition to defend in a country that is not his against the inertia of a corrupt ruling class too busy counting his wads of green bills. Even when only the ashes remain in the land of cedars, they will still be there fighting only to increase their loot. When I was a child my mother kept telling me that despite all the upheavals in its history, Lebanon has always done everything it takes to appear light-hearted to face the repeated agonies. Today I am afraid that my land and my roots have gone away with her. I admit it, sometimes I doubt this prophecy. Because I think: what if behind fear and anger, courage and resilience were no longer a miracle cure? What if "Beirut the Magnificent" fails to overcome her enemies who devour her? I can not resign myself. With this text I would like to transform myself into a modest megaphone for all those who do not speak piously, for all those who can no longer listen. I invite the inhabitants of Lebanon, the country's politicians and all those who love it, the Lebanese who live in the diaspora, the international community and humanitarian organizations to act in their place. Let's not let a country die. Let's not let the predators win. It is urgent to change the political system, to write and sign a new social contract. Let us, who are the children of Lebanon, take responsibility for it. Its grown children.

 

 

Thanks a lot @crazyaboutmika

 

:france:

On 5/1/2021 at 11:53 AM, crazyaboutmika said:

Translation of Mika's words about Lebanon in French:

 

 Liban, que fais-tu avec tes enfants? Une femme de dos sur une terasse dominant le port de Beyrouth. Tête baissée, elle détourne son regard des ruines qu'elle voit à l'horizon. Neuf mois après l'explosion meurtrière qui a semé le chaos et la désolation dans ma viĺle natale, cette photo prise par Gianmarco Maraviglia est comme une  allégorie du Liban.  Cette femme detourne son regard pour ne pas avoir honte.  Comme tant d'autres, comme je suis parfois tenté de le faire. J'éprouve de la honte envers cette nation qui conduit à la ruine d'un paradis, honte de ses dirigeants. J'éprouve de la honte au nom de ces femmes, de ces enfants, de ces hommes âgés, de ces réfugiés qui ont été trahis et abandonnés.  Au lendemain du 4 août le président du conseil des ministres ( Hassan Diab [note de la rédaction] ) a dit haut et clair: "Les responsables devront rendre des comptes."

 

Au lieu de ça, neuf mois après il est toujours en place tandis que le juge chargé de l'enquête a été dessaisi.  Cette parodie de justice est comme une deuxième explosion, une seconde mort pour les victimes et leurs familles. Mon pays est en train de mourir et ses enfants se retrouvent pris en otages, paralysés par la malchance, accablés par les désastres: le port, le coronavirus et la crise économique. Plus de 200 morts et des milliers de blessés après " l'apocalypse", plus d'un millier de décès dus au 
 Covid-19 au cours de l'année passée, un suicide tous les deux jours et demi, une moyenne qui a augmenté en raison de l'échec économique. Derrière ces chiffres il y a des femmes, des hommes  avec leur histoire,leurs forces et leurs faiblesses.


Ce sont mes frères et mes sœurs qui  luttent simplement pour avoir un endroit où vivre, manger, être soignés.  Même le prix de la focaccia au thym a vu son prix multiplié par cinq tandis que les prix sur les étiquettes dans les quelques commerces restants changent plusieurs fois par jour. Un fonctionnaire qui,il y a quelques mois gagnait 1,450 euros ramène aujourd'hui à la maison seulement  145 de plus . Face à cette réalité, les manifestations populaires de l'automne 2019 semblent bien lointaines: comme elles sont loin... Certainement que quelques manifestants courageux   continuent certains jours de bloquer les routes qui mènent à Beyrouth ou à défiler avec des pancartes de protestations. Ils n'ont rien à perdre. On leur a tout pris, même leurs larmes, leur rire, leur dignité. Je suis loin d'eux et je les admire. Mais un peuple sur ses genoux ne se relève pas.  Au ĺieu de ça ils doivent premièrement se mettre debout et voir la lumière au bout du tunnel de cette sombre vie quotidienne pour empêcher que le pire se produise. 


Mon pays est en train de mourir sous le regard indifférent de la communauté internationale. Emmanuel Macron durant sa visite à Beyrouth a cité le poète Arthur Rimbaud: "Nous n'avons pas le droit de rester assis", une idée difficile à défendre dans un pays qui n'est pas le sien contre l'inertie d'une toute une classe de dirigeants corrompus trop occupés à compter leurs liasses de billets verts. Même quand seules demeureront les cendres dans le pays des cèdres, ils continueront à rester là à se battre uniquement pour augmenter leur part de butin. Quand  j'étais enfant ma mère me répétait que malgré tous les bouleversements dans son histoire, Le Liban a toujours tout fait ce qu'il fallait pour paraître garder le cœur léger face à ces agonies sans arrêt répétées. Aujourd'hui j'ai peur que mon pays et mes racines ne soient partis avec elle. Je l'avoue, quelquefois je doute de cette prophétie. Parce que je pense: que se passerait-il si au-delà de la peur et de la colère, le courage  et la résilience n'étaient plus le remède miracle? Que se passerait-il si "Beyrouth la magnifique" échouait à vaincre ennemis qui la dévorent? Je ne peux pas me résigner. Avec ce texte je voudrais me transformer en un humble mégaphone pour tous ceux qui ne peuvent pas parler, pour tous ceux qui ne peuvent pas se faire entendre. J'invite les habitants du Liban, les hommes politiques du pays et tous ceux qui l'aiment, les libanais de la diaspora, la communauté internationale et les organisations humanitaires à agir à leur place.
Ne laissons pas un pays mourir. Ne laissons pas les prédateurs gagner. Il est urgent de changer le système politique, d'écrire et de signer un nouveau contrat social. Assumons cette responsabilité, nous qui sommes les enfants du Liban, ses enfants qui sont devenus adultes. 


 

 

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Seems it's the French version.

 

:france:

Le Monde

05 May 2021

 

19 minutes ago, Kumazzz said:

Le Monde

05 May 2021

 

Mika Le Liban se meurt et ses enfants se retrouvent pris en otage

 

Neuf mois après l’explosion qui a dévasté Beyrouth, le 4 août 2020, le chanteur, né dans la capitale libanaise d’une mère libano­syrienne et d’un père américain, dénonce une « parodie de justice » et appelle à agir

 

Un homme de dos sur une terrasse surplombant le port de Beyrouth. Tête baissée, il détourne le regard des ruines à l’horizon. Neuf mois après l’explosion meurtrière, le 4 août 2020, qui a semé le chaos et la désolation dans ma ville natale, cette photo signée Gianmarco Maraviglia agit sur moi comme une allégorie du Liban. Cet homme comme beaucoup d’autres, comme je suis aussi tenté de le faire parfois, détourne le regard pour ne pas avoir honte.

 

La famine guette

 

Honte de cet Etat qui mène un paradis à la ruine, honte de ses dirigeants, honte au nom de ces femmes, de ces enfants, de ces vieillards, de ces réfugiés trahis et abandonnés. Au lendemain du 4 août, le premier ministre démissionnaire affirmait haut et fort : « Les responsables devront rendre des comptes. » Neuf mois plus tard, il continue de gérer les affaires courantes, le juge d’instruction chargé de l’enquête a été récusé. Cette parodie de justice, c’est comme une deuxième explosion, une deuxième mort pour les victimes et leurs familles. Mon pays se meurt et ses enfants se retrouvent pris en otage, paralysés par le malheur, assommés par les catastrophes : le port, le coronavirus et la crise économique. Plus de 200 morts, des milliers de blessés après l’apocalypse, plus de 6 000 morts du Covid­19 depuis un an, un suicide tous les deux jours et demi, une moyenne qui s’est accentuée à cause de la bérézina économique. Derrière ces chiffres, ce sont des femmes, des hommes avec leur histoire, leur force et leur faiblesse. Ce sont mes frères qui se battent simplement pour avoir un toit, pour manger, pour être soignés. La famine guette. Même l’emblématique galette au thym a vu son prix multiplié par cinq, les étiquettes dans les rares boutiques ouvertes changent plusieurs fois par jour. Un fonctionnaire qui gagnait 1 450 euros il y a quelques mois n’en rapporte chez lui plus que 145.

 

Un peuple à genoux

 

Face à cette réalité, qu’elles sont loin ces manifestations de l’automne 2019… Certes, quelques manifestants courageux continuent certains jours de bloquer les routes menant à Beyrouth ou de défiler avec des pancartes. Ils n’ont plus rien à perdre. On leur a tout pris, même leurs larmes, leurs rires, leur dignité. Loin d’eux, je les admire. Mais un peuple à genoux ne se soulève  pas. Il faut d’abord qu’il se redresse, qu’il devine la lumière au bout de son obscur quotidien pour empêcher le pire d’arriver. Mon pays se meurt, et la communauté internationale ferme les yeux. Emmanuel Macron à Beyrouth reprend Rimbaud : « On n’a pas le droit de rester des “Assis”. » Mais qu’il est difficile de se lever pour et dans un pays qui n’est pas le sien, contre l’inertie d’une classe dirigeante corrompue trop occupée à compter ses liasses de billets verts. Quand il ne restera que des cendres au pays du Cèdre, ils seront encore capables de se battre pour que le plus gros tas leur appartienne !

 

Quand j’étais enfant, ma mère me répétait que, malgré les fracas de l’histoire, le Liban s’en sortait toujours, que, pour faire face à l’agonie, il suffisait d’être frivole ! Aujourd’hui, j’ai peur que ma terre, mes racines soient parties avec elle. J’avoue qu’il m’arrive de douter de cette prophétie. Et si, derrière l’effroi et la colère, le courage et la résilience n’étaient plus un remède miracle ? Et si Beyrouth la magnifique ne venait pas à bout de ses ennemis qui la dévorent ?

 

Je ne peux m’y résoudre. Par ce texte, je me fais le modeste portevoix de tous ceux qui ne parlent plus, de tous ceux qu’on n’entend plus. J’appelle les Libanaises et Libanais, les figures politiques du pays, les amoureux du Liban, la diaspora, la communauté internationale et les organisations humanitaires à agir à la place qui est la leur. Ne laissez pas un pays mourir. Ne laissez pas gagner les prédateurs. Il est urgent de changer le système politique, de former un nouveau contrat social. Il y va de notre responsabilité, enfants du Liban devenus grands.

 

Mika est chanteur

 

page - 34

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